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Doveri del personale della scuola

Il personale della scuola ha l’obbligo di tenere un determinato comportamento, di rispettare l’orario di servizio, di osservare i divieti e le incompatibilità stabiliti dalla legge.

Orario di servizio del personale docente e del personale direttivo

L’osservanza dell’orario di servizio costituisce un obbligo del dipendente pubblico, quale elemento essenziale della prestazione retribuita dalla Amministrazione di appartenenza.

La disciplina in materia è quella del contratto collettivo.

In particolare, secondo le previsioni contrattuali, l’orario obbligatorio di servizio per i docenti è costituito da:

ore da destinare all’attività didattica in senso stretto, ovvero all’insegnamento. L’attività di insegnamento per la scuola materna si svolge in venticinque ore settimanali, nonché in ventiquattro ore settimanali per la scuola elementare ed in diciotto ore settimanali per gli istituti e scuole d’istruzione secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d’arte. Per il personale direttivo l’orario di lavoro è articolato su 36 ore settimanali cui può aggiungersi un’ulteriore disponibilità in relazione alla natura delle attività affidate alla responsabilità del capo di istituto;

ore riguardanti le attività funzionali alla prestazione di insegnamento. Il comma 1 dell’art. 42 del CCNL 1994-1997 come riformulato dall’art. 24 del CCNL 1998-2001 precisa che l’attività funzionale all’insegnamento è costituita da ogni impegno inerente alla funzione docente previsto dai diversi ordinamenti scolastici. Essa comprende tutte le attività, anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresa la preparazione dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni e l’attuazione delle delibere adottate dai predetti organi. Inoltre è possibile che prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predisponga, sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i conseguenti impegni del personale docente che può prevedere attività aggiuntive.

A far data dalla piena attuazione dell’autonomia scolastica, e cioè dal 1-9-2000, gli obblighi di lavoro del personale docente sono correlati e funzionali ai progetti elaborati da ciascun istituto secondo le indicazioni del regolamento sull’autonomia scolastica.

Per la disciplina del rapporto di lavoro a tempo parziale la disciplina è fornita dall’art. 46 del contratto collettivo 1994-1997.

In particolare si dispone che la prestazione di servizio non sia inferiore al 50% delle ore di lavoro stabilite mensilmente per il personale a tempo pieno di qualifica e profilo professionale corrispondente. Il trattamento economico è stabilito in misura percentuale in relazione all’orario svolto, rispetto a quello della corrispondente retribuzione complessiva del lavoratore a tempo pieno.

Il tempo parziale può essere realizzato:

— con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);

— con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana, del mese, o di determinati periodi dell’anno (tempo parziale verticale).

La prestazione dell’attività lavorativa in regime parziale non fa venire meno gli obblighi professionali, che — relativamente al personale docente — consistono nella preparazione delle lezioni e delle esercitazioni, nella correzione degli elaborati, nei rapporti con le famiglie degli alunni, nella partecipazione alle riunioni degli organi collegiali.

Per un periodo pari a due anni il personale che abbia ottenuto il part-time non può richiedere la trasformazione del proprio rapporto di lavoro in rapporto a tempo pieno, salvo il caso in cui sussistano motivate esigenze che sono sottoposte al vaglio dell’amministrazione scolastica e valutate anche in considerazione della situazione organica complessiva della provincia per l’anno scolastico in cui la richiesta è effettuata.

Il rapporto di lavoro part-time consente lo svolgimento di altra attività lavorativa subordinata o autonoma debitamente comunicata al Capo di istituto, in deroga alle disposizioni a carattere generale sull’incompatibilità, escludendo, tuttavia, la prestazione di attività lavorativa alle dipendenze di altra pubblica amministrazione.

Quanto all’orario del personale direttivo, l’art. 19, comma 3 del CCNL 1998-2001 sancisce che il capo di istituto, in relazione all’assetto organizzativo conseguente al piano dell’offerta formativa dell’istituzione scolastica, organizza la propria presenza in servizio e il proprio tempo di lavoro secondo i criteri di flessibilità, in rapporto alle esigenze connesse all’esercizio delle funzioni di competenza.

Il capo di istituto assicura comunque una presenza ordinaria di 36 ore settimanali, anche su base plurisettimanale.

Lezioni private

Al personale direttivo e docente non è consentito impartire lezioni private ad alunni della propria scuola o istituto o a quanti intendono sostenere esami nell’istituto in cui i docenti in oggetto prestano la loro attività o dove prevedono di recarsi come esaminatori.

Nel caso impartisca lezioni private ad alunni estranei alla scuola o istituto, ha l’obbligo di informare il Direttore didattico o Preside al quale deve comunicare i nominativi degli alunni e la loro provenienza.

Non è dunque necessaria l’autorizzazione preventiva del capo d’istituto per lo svolgimento di lezioni private. Il docente ha soltanto l’obbligo di informazione per l’attività prestata in ambito extrascolastico. Il capo d’istituto può vietare la continuazione o impedire l’assunzione di ulteriori lezioni, sentito il Consiglio di circolo o d’istituto, nel caso in cui l’insegnante si dedichi in misura tale alle lezioni private da influire sul funzionamento della scuola. Avverso il provvedimento del Direttore didattico o Preside, con il quale si vieta l’assunzione di lezioni private è ammesso ricorso al Sindaco o al Presidente della Provincia che decide in via definitiva (L. 144/99). Occorre precisare da ultimo che nessun alunno può essere giudicato dal docente dal quale abbia ricevuto lezioni private.

Sono nulli pertanto gli scrutini e le prove d’esame svoltisi in violazione a tale divieto.

Divieto di cumulo d’impieghi, altre incompatibilità

L’ufficio di docente, Direttore didattico, Preside, ispettore tecnico non è cumulabile con altro rapporto di impiego pubblico (art. 508 D.Lgs. 297/94).

Il personale della scuola che assuma altro impiego è tenuto a darne notizia all’Amministrazione. L’assunzione del nuovo impiego implica la cessazione di diritto dell’impiego precedente.

È appena il caso di sottolineare che il cumulo si verifica, per costante giurisprudenza, non già con il conferimento di un altro impiego, bensì se e quando il secondo impiego venga assunto senza rinuncia al primo.

Il personale che contravvenga a tali divieti, viene diffidato a cessare dalla situazione di incompatibilità; l’Amministrazione ha facoltà di sottoporlo a procedimento disciplinare anche se ottempera alla diffida.

Trascorsi 15 giorni dalla diffida, senza che sia cessata l’incompatibilità, il personale è dichiarato decaduto dalla nomina. Il provvedimento di decadenza viene emanato dal direttore generale o capo del servizio centrale competente, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, per il personale appartenente ai ruoli nazionali (ispettori tecnici, Direttori didattici, Presidi, docenti di scuola secondaria di secondo grado); dal Provveditore agli studi, sentito il Consiglio scolastico provinciale, per il personale appartenente ai ruoli provinciali (insegnanti di scuola materna, elementare, media).

Soltanto il personale docente, tuttavia, può esercitare la libera professione, previa autorizzazione del Direttore didattico o Preside, sempre che la suddetta attività non sia di pregiudizio all’assolvimento degli obblighi inerenti alla funzione docente e sia compatibile con l’orario d’insegnamento e di servizio.

La richiesta di autorizzazione si considera accolta decorsi 30 gg. dalla sua presentazione (D.P.R. 26-4-1992, n. 300).

L’esercizio di attività professionali, senza la prescritta autorizzazione, costituisce incompatibilità e implica la decadenza dall’impiego.

Avverso il provvedimento del capo d’istituto, con il quale viene negata l’autorizzazione a svolgere la libera professione è ammesso ricorso gerarchico al Provveditore agli studi, che decide in via definitiva.

Per contro la giurisprudenza è pressocché concorde nel consentire lo svolgimento di attività che costituiscono libera manifestazione di pensiero (attività di giornalista o letteraria, politica, di studio etc.), delle capacità artistiche (pittura, scultura) o di spirito solidaristico (volontariato).

È possibile tracciare un quadro riassuntivo delle attività compatibili:

— le attività svolte senza finalità di lucro presso associazioni di volontariato o cooperative assistenziali e qualsiasi altra attività che abbia carattere gratuito;

— la partecipazione a società nella veste di semplice socio, mentre la partecipazione a società agricole a conduzione familiare e la circostanza di rivestire cariche o di essere amministratore in società cooperative richiede la preventiva autorizzazione, sempre che il coinvolgimento sia limitato e non continuativo;

— gli incarichi di consulenza o di collaborazione presso altre pubbliche amministrazioni, sempre che si tratti di attività per le quali è accertata la compatibilità con l’attività lavorativa principale;

— la carica di amministratore di condominio quando assolta nel proprio interesse;

— le cariche in enti nei quali le nomine siano affidate alla competenza dello Stato.

Al suddetto quadro riepilogativo si aggiunge la previsione dell’art.58 del D.Lgs. 29/93, come modificato dal D.Lgs. 80/98, nel quale è disposto che qualsiasi attività a titolo oneroso e a carattere non occasionale che non rientri nei doveri inerenti il proprio profilo professionale deve, necessariamente, essere conferita ovvero autorizzata dall’amministrazione di appartenenza, salvo i seguenti casi elencati nel comma 6 del citato articolo:

— collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e analoghi;

— utilizzazione economica da parte dell’autore o dell’inventore di opere di ingegno o di invenzioni industriali;

— partecipazione a convegni e seminari;

— incarichi per i quali è corrisposto solo il rimborso delle spese documentate;

— incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente è in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo;

— incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti distaccati presso le stesse o in aspettativa non retribuita.

Sono, al contrario incompatibili:

— tutte le attività, a prescindere dal titolo gratuito o oneroso, che siano svolte con assiduità, continuità e durata nel tempo;

— le cariche nelle società che perseguono fini lucrativi;

— lo svolgimento della libera attività professionale tranne che per i docenti.

Funzione docente
Reclutamento del personale docente
Funzione direttiva
Funzione ispettiva
Diritti del personale della scuola
Esonero
Doveri del personale scuola
Sanzioni disciplinari
Cessazione del rapporto di lavoro



Stato giuridico del personale della scuola
Funzione docente
Reclutamento del
   personale docente
Funzione direttiva
Funzione ispettiva
Diritti del personale
   della scuola
Esonero
Doveri del
   personale scuola
Sanzioni disciplinari
Cessazione del
   rapporto di lavoro