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Cessazione del rapporto di servizio - Riammissione

Il rapporto d’impiego del personale direttivo e docente della scuola cessa a seguito di collocamento a riposo per limiti di età, per dimissioni, per decadenza, per dispensa dal servizio.

Il collocamento a riposo

Il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età è effettuato d’ufficio alla data del compimento del 65º anno ed ha decorrenza dal 1º settembre successivo al compimento della predetta data; a domanda dal 1º settembre dell’anno successivo al compimento del 40º anno di servizio utile al pensionamento. La decorrenza dal 1º settembre vuole salvaguardare il principio della continuità didattica, evitando l’avvicendamento del personale nel corso dell’anno scolastico.

Il limite del 65º anno d’età viene derogato nel caso in cui l’insegnante non abbia raggiunto il numero di anni richiesto per ottenere il minimo della pensione e comunque non oltre il 70º anno d’età.

Il servizio da considerare ai fini del computo dell’anzianità massima o minima è in primo luogo il servizio di ruolo agli effetti giuridici. A questo si aggiunge:

— il servizio militare;

— il periodo degli studi universitari per il personale direttivo e docente di scuola secondaria, per il quale sia stato emesso provvedimento di riscatto o computo registrato alla Corte dei Conti;

— i servizi non di ruolo da computare senza oneri, se sono coperti da contribuzioni; da riscattare negli altri casi;

— i servizi resi alle dipendenze di Enti pubblici e quelli comunque prestati con iscrizione ad istituti di previdenza dei quali l’interessato abbia chiesto la ricongiunzione;

— servizi coperti da contribuzioni resi alle dipendenze di privati mediante ricongiunzione;

— servizi prestati nelle scuole legalmente riconosciute o parificate per i periodi in cui i servizi siano stati retribuiti e per i quali sia stato emesso provvedimento di riscatto.

Le dimissioni

Decorrono normalmente dal 1º settembre successivo a quello in cui sono state presentate.

Il personale della scuola, che ha presentato domanda di dimissioni non può abbandonare il servizio prima della notifica dell’accettazione delle dimissioni medesime.

Ai sensi dell’art. 1, D.P.R. 351/1998 la domanda di dimissioni s’intende accolta alla scadenza del termine stabilito con decreto del Ministero della Pubblica istruzione, salvo che nei trenta giorni successivi essa non sia rifiutata o ritardata in quanto è in corso un procedimento disciplinare.

Nel caso in cui l’accoglimento delle dimissioni sia ritardato, le stesse s’intendono accolte dalla data di emanazione del relativo provvedimento di accoglimento.

La decadenza

La decadenza dall’impiego è una forma di cessazione dal servizio, che avviene mediante un provvedimento amministrativo (c.d. d’autorità) emanato dal Provveditore agli studi sentito il Consiglio scolastico provinciale, se trattasi di personale appartenente ai ruoli provinciali; dal Ministro della P.I. se trattasi di personale appartenente ai ruoli nazionali, sentito il Consiglio nazionale della P.I.

La decadenza può essere disposta nei seguenti casi:

— mancata cessazione della situazione di incompatibilità trascorsi 15 giorni dalla diffida;

— mancata assunzione o riassunzione in servizio, senza giustificato motivo nel termine prefissato;

— assenze ingiustificate dal servizio per un periodo non inferiore a 15 giorni;

— conseguimento dell’impiego mediante produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile;

— perdita della cittadinanza italiana;

— accettazione di incarichi o missione all’estero senza autorizzazione.

Si ricordi che la L. 18-1-1992, n. 16 che ha sostituito ed integrato la L. 55/1990 (c.d. legge antimafia) ha disposto la decadenza di diritto dalla funzione o dall’ufficio nei confronti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni che abbiano riportato condanne, o siano stati sottoposti a misure di prevenzione con provvedimento definitivo, per i seguenti reati:

— associazione di tipo mafioso;

— delitti contro la P.A.;

— delitti commessi con abuso di poteri o violazione di doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio.

La normativa in parola è stata caducata per effetto della sentenza della Corte Costituzionale, del 27 aprile 1993, n. 197, la quale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della medesima, nella parte in deroga alla disciplina dettata dalla L. n. 19/90, ed in violazione del principio di proporzionalità delle sanzioni disciplinari, prevede l’automatica destituzione del pubblico dipendente, senza subordinarlo ad apposito procedimento inteso a valutare la compatibilità alla condotta della stessa in specifiche funzioni svolte nell’ambito del rapporto di impiego.

Dispensa dal servizio

La dispensa può essere pronunciata per inidoneità fisica, incapacità persistente, insufficiente rendimento.

La dispensa per inidoneità fisica può essere chiesta a domanda o disposta d’ufficio, nei casi in cui persiste uno stato di infermità duraturo. In questo ultimo caso l’interessato ha diritto ad essere informato sull’accertamento della idoneità fisica e farsi assistere da un medico di fiducia.

Il personale dichiarato inidoneo alla funzione per motivi di salute può essere, a domanda, collocato fuori ruolo ed utilizzato in altri compiti tenuto conto della sua preparazione culturale e professionale.

La dispensa per incapacità viene disposta, nei casi in cui vi sia una inettitudine di carattere permanente all’esercizio della funzione direttiva o docente.

Per quanto concerne il personale docente il provvedimento viene adottato a seguito di ispezioni o inchieste da parte degli ispettori tecnici.

Per il personale direttivo, nel caso in cui l’interessato previamente ammonito riporti la qualifica di insufficiente, l’Amministrazione in ambedue i casi è tenuta a comunicare agli interessati gli elementi sui quali ritiene di disporre la dispensa, in modo che nel termine fissato per le controdeduzioni possano confutare gli elementi stessi adducendo le prove contrarie.

I provvedimenti di dispensa per incapacità sono adottati dal Provveditore agli studi, sentito il Consiglio scolastico provinciale Per il personale appartenente ai ruoli provinciali; dal Ministro della P.I., sentito il Consiglio nazionale della P.I., per il personale appartenente ai ruoli nazionali.

Riammissione in servizio

Il personale cessato dal servizio per dimissioni, per collocamento a riposo o per decadenza dall’impiego, può essere riammesso in servizio con provvedimento del direttore generale o del capo del servizio centrale competente o del Provveditore agli studi, sentiti gli organi consultivi competenti, a seconda dell’appartenenza del personale ai ruoli nazionali o provinciali.

La riammissione è subordinata alla disponibilità del posto o della cattedra e ha decorrenza dall’anno scolastico successivo a quello in cui viene emesso il relativo provvedimento.

La riammissione non può avere luogo se la cessazione dal servizio sia avvenuta in applicazione di disposizioni di carattere transitorio o speciale.

Il personale riammesso in servizio assume nel ruolo la stessa posizione giuridica ed economica che vi occupava all’atto della cessazione del rapporto di servizio.

Funzione docente
Reclutamento del personale docente
Funzione direttiva
Funzione ispettiva
Diritti del personale della scuola
Esonero
Doveri del personale scuola
Sanzioni disciplinari
Cessazione del rapporto di lavoro



Stato giuridico del personale della scuola
Funzione docente
Reclutamento del
   personale docente
Funzione direttiva
Funzione ispettiva
Diritti del personale
   della scuola
Esonero
Doveri del
   personale scuola
Sanzioni disciplinari
Cessazione del
   rapporto di lavoro