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Bambini che lavorano

Si parla di lavoro minorile quando un "minore", cioè un ragazzo con meno di 18 anni, svolge con continuità forme di lavoro. Nonostante sia vietato dalla legge in quasi tutti gli stati del mondo, si calcola che oggi ci siano circa 250 milioni di ragazzi (un numero che equivale alla popolazione degli Stati Uniti), di età compresa tra i 5 e i 14 anni, che sono coinvolti in qualche forma di attività economica.

Naturalmente però non tutte le attività sono da considerare come lavoro minorile. Chi dà una mano ai genitori nelle faccende di casa o aiuta la sua famiglia nello svolgimento di attività legate all’agricoltura o al piccolo artigianato non rientra in questa categoria. É invece considerato lavoro minorile quello che impegna il bambino a tempo pieno, gli impedisce di frequentare la scuola e influisce negativamente sul suo sviluppo fisico e mentale.

Il lavoro minorile oggi è un fenomeno che riguarda anche i paesi più sviluppati e industrializzati, ma sicuramente assume dimensioni maggiori e più preoccupanti nei paesi poveri del Sud del mondo e, in particolare in Asia, Africa, America Latina. Qui i bambini vengono impiegati, spesso con la complicità delle multinazionali del Nord, in attività agricole, ma anche nell’industria di abbigliamento o di tappeti, nelle cave di minerali e di pietre preziose, nel commercio, come piccoli ambulanti.

Multinazionali e lavoro minorile

Molte grandi aziende occidentali che hanno spostato la loro produzione nei Paesi in via di sviluppo hanno spesso contribuito, purtroppo, a incrementare il fenomeno del lavoro minorile. Negli ultimi anni alcune delle più famose case produttrici di abbigliamento e di articoli sportivi, dai marchi noti in tutto il mondo, sono state smascherate e costrette a modificare la propria scandalosa condotta. Sono state denunciate, ad opera di associazioni per la difesa dei diritti dei minori, situazioni di sfruttamento dei bambini, costretti, per pochi centesimi di dollaro a sopportare orari massacranti di lavoro, in condizioni igieniche e di sicurezza insostenibili, privati della possibilità di andare a scuola e di sperare in un futuro migliore. Ma soprattutto derubati della propria infanzia.

Per porre un freno a questa drammatica situazione sono state promosse, da parte di alcune associazioni per la difesa dei diritti umani, delle campagne di boicottaggio, con cui si invitano i consumatori a non acquistare i prodotti provenienti dalle aziende che usano manodopera infantile. Queste campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica hanno negli ultimi anni cominciato a sortire i primi effetti e alcuni grossi gruppi hanno iniziato a modificare i propri comportamenti.

Sono ancora molte, però, le aziende che, approfittando dell’assenza di leggi per la tutela dell’infanzia o contro lo sfruttamento dei lavoratori nei paesi in cui hanno trasferito la loro produzione, continuano a speculare sulla pelle dei bambini. Anche noi consumatori possiamo fare molto, evitando di acquistare i loro prodotti.

(tratto da: V. Ardone, Il pianeta delle differenze. La globalizzazione spiegata da un fotoreporter ai suoi figli, Edizioni Simone per la scuola, Napoli 2005)







Il pianeta delle differenze
La globalizzazione spiegata da un fotoreporter ai suoi figli

pp. 224, € 8,00

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