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Nord e Sud del mondo

Nel Nord del mondo, che rappresenta soltanto il 20% della popolazione mondiale (circa un miliardo di persone, residenti per lo più in Europa, America del Nord, Giappone), troviamo: il 60% delle risorse alimentari, il 70% dell'energia mondiale, il 75% dei metalli, l'81% del commercio, l'83% del reddito, il 90% dei risparmi mondiali. I paesi più poveri (Africa sub-sahariana, Asia, America Latina, Europa dell’Est), inoltre, sono scarsamente alfabetizzati e minacciati da continue emergenze sanitarie, la più grave delle quali è la diffusione dell’AIDS, che in molte zone dell’Africa è un flagello inarrestabile.

Per non parlare, poi, dello squilibrio esistente nel sistema mondiale dei mezzi di comunicazione di massa, che sono diffusi in massima parte nei paesi ricchi e sviluppati del Nord.

Il mondo in cui viviamo è come un’altalena sbilanciata: chi nasce dalla "parte sbagliata" del pianeta è condannato, attualmente, a una vita fatta di povertà e di scarse prospettive. Insomma, quella tra Nord e Sud del mondo è una partita persa in partenza dai Paesi in via di sviluppo, una partita che non può essere vinta se non con un grande sforzo di cooperazione a livello mondiale.

Degli abitanti della Terra:

mangia

si sposta

usa prodotti

abita

il 20%

carne

cibi confezionati

bevande

con auto private

usa e getta

in case comode

il 60%

cereali

acqua potabile

in bicicletta

in autobus

in treno

durevoli

in case modeste

il 20%

pochi cereali

acqua non potabile

a piedi

locali

in baracche o

capanne

In molti paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America latina più di 300 milioni di persone vivono con 1-2 dollari al giorno, mentre in Europa e in America se ne spendono in media 58; ogni quattro minuti la televisione pubblicizza, da noi, una nuova pietanza ipocalorica o una nuova dieta dimagrante, mentre una persona, nei continenti piegati dalla fame, muore per mancanza di cibo.

La delocalizzazione della produzione

La delocalizzazione è una strategia attuata da alcune multinazionali che consiste nel trasferire la produzione di alcune merci da paesi più ricchi in paesi più poveri, dove la manodopera costa meno. In questo modo molti lavoratori del Nord rimangono senza lavoro, mentre quelli del Sud vengono impiegati dalle multinazionali nella lavorazione di prodotti tessili, chimici, meccanici, ma ricevendo un salario molto più basso. Si tratta inoltre di un tipo di impiego che resta instabile, poiché, quando la situazione economica non è più conveniente, queste grandi società sono pronte a trasferire altrove le manifatture, lasciando alle loro spalle povertà e disoccupazione per coloro che avevano abbandonato le campagne e non possono più tornare indietro. Spesso, inoltre, questa pratica ha effetti negativi anche sull’ambiente, in quanto le multinazionali scelgono paesi in cui non esistono ancora norme anti-inquinamento.

(tratto da: V. Ardone, Il pianeta delle differenze. La globalizzazione spiegata da un fotoreporter ai suoi figli, Edizioni Simone per la scuola, Napoli 2005)







Il pianeta delle differenze
La globalizzazione spiegata da un fotoreporter ai suoi figli

pp. 224, € 8,00

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