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La comunicazione orale e scritta: la lavagna nera

Nonostante tutte le rivoluzioni in atto, che hanno portato all’introduzione in tempi successivi di mezzi didattici sempre nuovi, la lavagna nera rappresenta il mezzo più utilizzato in assoluto, tanto che, se si pensa a un’aula scolastica, sicuramente la lavagna è la prima cosa che viene in mente. Ciononostante essa è stata sempre poco indagata dal punto di vista della comunicazione didattica, in quanto gli studi hanno sempre avuto per oggetto i mezzi di volta in volta "di moda", trascurando proprio la lavagna che continua a essere sempre utilizzata e passa indenne attraverso le varie rivoluzioni.

La lavagna nera, al pari di altri mezzi dalle tecnologie più sofisticate, è assai complessa da gestire, anche perché l’errore più comune degli insegnanti è quello di usarla solo come una estensione della propria mente. Essa andrebbe usata, invece, come un qualsiasi altro mezzo didattico, cioè dovrebbe servire da ponte fra la mente del docente e quella degli alunni.

Provocatoriamente la lavagna nera può essere pensata come un mezzo sofisticato, composto di hardware, la tavola di ardesia e il gesso, e di un software, l’insieme dei segni che il docente pone su di essa.

I difetti correlati al suo uso dipendono non solo dall’hardware e cioè:

— dal gesso, che, sfaldandosi, non produce contorni netti e sporca la superficie nera diminuendo il contrasto;

— dal fatto che costringe l’insegnante a volgere le spalle agli alunni anche mentre sta parlando;

— dalla volatilità delle immagini, poiché esse, anche quelle più belle, non possono essere conservate, ma devono essere cancellate, spesso dopo poco tempo, al cambio dell’insegnante al termine dell’ora di lezione;

ma anche dal software:

— l’uso che ne fa l’insegnante.

Come prima accennato, il docente spesso la utilizza come una estensione della propria mente per visualizzare parte del ragionamento che sta esponendo, tracciando segni (il più delle volte senza ordine e con grafia illeggibile!) mentre parla, fino a quando la lavagna non è piena e pasticciata a tal punto che egli decide di sostituirli, cancellando ciò che aveva orgogliosamente scritto fino ad allora.

L’alunno è costretto a tenere il ritmo, spesso frenetico, dell’insegnante e, il più delle volte, non riesce a essere veloce come lui per cui non fa in tempo a prendere appunti.

Il problema sta nel fatto che quasi mai nessuno ha spiegato al docente come utilizzare la lavagna, come, d’altra parte, quasi mai nessuno ha insegnato agli allievi a prendere appunti sul quaderno, quali sono le cose che devono essere considerate necessarie e quali quelle superflue.

Questa è una cosa da non sottovalutare: molto spesso gli alunni sono convinti di non capire la materia solo perché non riescono a entrare nel meccanismo di trasmissione delle nozioni.

Per cercare di ovviare ai difetti e agli errori ora esposti, è necessario ripensare al rapporto che si ha con la lavagna nera per ottimizzarne l’utilizzo.

La soluzione sta nel programmare i segni da apporre sulla lavagna al pari di tutte le altre progettazioni che sono alla base del lavoro dell’insegnante. La programmazione deve riguardare, innanzitutto, l’individualizzazione dei nodi concettuali della materia e, in conseguenza, i formati da riportare sull’ardesia, in modo da renderli efficienti per facilitare l’apprendimento degli alunni. È necessario anche curare l’abbinamento lavagna-quaderno da parte dell’alunno, in modo che il suo blocco degli appunti diventi uno strumento utile e non un’accozzaglia di segni e frasi senza nesso, come oggi spesso avviene.

Vengono riportati alcuni criteri da seguire per una razionale utilizzazione della lavagna:

— la pulizia migliora i contrasti e quindi la lettura, per cui, nonostante l’operazione costi fatica (e sporca i vestiti!), bisogna pulire spesso e bene la sua superficie;

— una lavagna con pochi segni è più leggibile di una piena;

— i caratteri devono essere grandi, almeno 5 cm per una visione a 7-8 m, ben spaziati, non ambigui, possibilmente a colori;

— l’ordine è fondamentale per riportare le parti della comunicazione che abbreviano il discorso;

— le parole ambigue vanno evitate;

— i nodi concettuali della materia vanno visualizzati secondo rapporti logici interni alla disciplina e di natura didattica (dal semplice al complesso, dal microscopico al macroscopico, dal concreto all’astratto, dalla comprensione all’applicazione ecc.);

— il testo deve dislocarsi normalmente da sinistra a destra e dall’alto verso il basso, a meno che non si vogliano scegliere altri rapporti spaziali fra i vari elementi per perseguire scopi precisi;

— ricordando che un apprendimento è significativo quando la nuova conoscenza viene collocata nella struttura cognitiva già posseduta, ciò che viene scritto sulla lavagna deve risultare inseribile in una struttura concettuale;

— ciò che viene scritto sulla lavagna deve avere un senso didatticamente compiuto, cioè deve essere riportata l’intera lezione o quanto meno una sua parte autonoma.

Per decidere quali elementi della lezione vanno riportati sulla lavagna, è necessario scomporre il contenuto dell’argomento che si vuole spiegare analizzandone i termini, i fatti, i concetti, i principi/leggi, i procedimenti, i metodi, le strutture e, solo dopo un esame approfondito dei vari elementi isolati, si può stabilire la più idonea modalità di presentazione.

Le modalità di presentazione sono molte a seconda del tipo di comunicazione che si vuole realizzare:

— la modalità "espressiva" si usa quando si vogliono far cogliere le connotazioni dell’argomento e i rapporti spaziali; il testo va posto al centro della lavagna;

— la modalità "descrittiva" va bene per fatti, procedure, procedimenti; il testo segue l’andamento sinistra-destra con margini e stacchi fra i periodi;

— la modalità "rappresentativa" comporta la riproduzione di una figura, di un disegno, di una mappa concettuale, di un diagramma di flusso, di un grafico o di altro e si presta a molte realtà concrete; prevede un preciso e ordinato disegno da sviluppare su tutta la lavagna o al centro di essa se non è molto esteso;

— la modalità "dimostrativa" comporta la collocazione del nodo essenziale nella parte alta o bassa della lavagna e in seguito lo svolgersi del discorso, con l’aiuto di segni, in modo deduttivo, partendo dalla parte opposta;

— la modalità "tabulare" prevede un elenco verticale e uno orizzontale di dati, che vengono messi in relazione fra loro e che possono essere scritti tutti assieme o costruiti poco alla volta durante lo svolgersi della lezione; la collocazione è su tutta la lavagna o al centro, a seconda della grandezza della matrice;

— la modalità "a spirale" serve quando si vogliono visualizzare cambiamenti/espansioni partendo da una radice comune (utile per sinonimi, contrari, inclusioni, omonimie ecc.); si parte dal centro e si procede verso la periferia;

— la modalità "a quadranti" prevede la suddivisione della lavagna in quadranti (2, 4, 8, n), collegati da frecce e in ogni spazio si seguono le regole delle modalità adottate per ognuno di essi;

— la modalità "guida", infine, serve quando si vuole tenere sotto gli occhi degli alunni un’intera lezione o una serie di formule senza dover riscrivere sempre gli stessi concetti; funge da guida o da istruzioni per il lavoro da svolgere; la collocazione è su tutta la lavagna o al centro, a seconda dell’ampiezza degli elementi da riportare.

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