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Conoscenze scolastiche e orientamento

In passato, come già accennato, le conoscenze che la scuola e/o le Università fornivano erano di fondamentale importanza perché servivano per tutto l’arco della vita produttiva. Infatti, solo sporadicamente, si verificava la necessità di dover aggiornare in maniera sostanziale le conoscenze che si possedevano all’inizio del proprio percorso lavorativo.

La rivoluzione informatica, che ha coinvolto tutti i settori della società, ha prodotto un mutamento radicale nel mondo del lavoro e nella formazione dei lavoratori. Le conoscenze e le competenze trasmesse dalla scuola spesso non sono al passo con le richieste del mercato del lavoro e da qui un proliferare di corsi para ed extrascolastici e lo svilupparsi di una formazione specifica interna alle grosse aziende.

Come conseguenza, la scuola, rimasta molto indietro rispetto alla società, ha perso, nella considerazione della stragrande maggioranza delle persone, il suo ruolo di centralità formativa. Affinché essa ridiventi l’istituzione fondamentale per l’educazione di base del cittadino è necessario che si trasformi in una "buona scuola".

Solo essa, infatti, rispetto agli altri mezzi di trasmissione delle conoscenze, presenta tutte le caratteristiche istituzionali necessarie per fornire, a chi la frequenta, gli strumenti cognitivi e quelli affettivo-emozionali indispensabili per acquisire una forma mentale volta all’auto-orientamento continuo e a un’efficace partecipazione a corsi di aggiornamento e di specializzazione.

I responsabili della formazione pubblica devono imporre alla società il concetto basilare che le informazioni e le nozioni trasmesse e apprese in modo disorganico e scollegate una dall’altra, non garantiscono la costruzione di quelle conoscenze strutturate in grado di favorire l’acquisizione di nuove nozioni. Acquisizione che può avvenire sia attraverso aggiornamenti programmati da altri sia per mezzo di un auto-aggiornamento.

Una scuola in grado di riappropriarsi del suo ruolo centrale nel mondo dell’educazione deve rinnovarsi e questo è possibile solo se essa è in grado di offrire:

— una giusta tipologia di conoscenze;

— un’efficiente serie di modalità di trasmissione del sapere;

— un corpo docente in grado di favorire e promuovere i giusti atteggiamenti in chi la frequenta.

Relativamente alle conoscenze si devono fare alcune considerazioni. Gli attuali programmi di insegnamento sono enciclopedici e per questo diventano vere e proprie "toccate e fughe"; ogni singolo argomento viene solo accennato e si pretende che gli alunni apprendano ogni cosa immediatamente, perché bisogna passare ad altre nozioni: "si deve finire il programma" e non importa che gli alunni abbiano assimilato ciò che è stato spiegato precedentemente. Altro punto fondamentale è il triplice scollamento fra i contenuti delle materie scolastiche, quello che i ragazzi apprendono fuori della scuola e le conoscenze di base richieste dal mondo del lavoro.

È indispensabile pertanto che la scuola si impegni per fornire contenuti che siano al tempo stesso:

— comprensibili da parte degli alunni e vicini alle conoscenze precedentemente acquisite (secondo un principio di metodo già visto, devono essere "significativi");

— organizzati in strutture organiche nelle quali ogni elemento ha il suo posto e che vadano a collocarsi sistematicamente nella matrice cognitiva di ognuno;

— permanenti, nel senso che devono poter rimanere nella memoria degli alunni per sempre, sotto forma di concetti, principi generali, linguaggi radicati;

— fondamentali, relativamente a ogni campo del sapere; ogni disciplina è in continua evoluzione, per cui i contenuti che la riguardano variano con il progredire della ricerca, ma nello stesso tempo esiste una serie di concetti che ne sono alla base, sui quali si innestano tutte le sue trasformazioni; proprio tali concetti devono rappresentare il nocciolo della materia scolastica, possibilmente affrontati da un punto di vista moderno oppure inquadrati nell’evolversi storico della disciplina stessa (punto di vista epistemologico).

L’onere della scelta dei giusti argomenti da presentare nei programmi spetta, al solito, agli insegnanti, in quanto, nella storia della scuola italiana, non vi è quasi mai stata una revisione istituzionale periodica dei programmi. L’insegnante professionista ha il dovere di compiere quella revisione, che non è stata fatta dalle istituzioni, per aggiornare la propria materia. Finora la cosa non era semplice ma, come più volte ricordato, la legge sull’autonomia finalmente consente tale possibilità in maniera codificata.

Per quanto riguarda i metodi, fra le varie possibilità di porgere la materia, andrebbero privilegiati quelli che ne fanno risaltare la collocazione nel contesto del processo formativo. È necessario inoltre favorire le riflessioni degli alunni sulle relazioni esistenti fra la teoria, i princìpi, le ipotesi e la risoluzione dei problemi, in maniera da abituarli a risolvere le situazioni problematiche, a effettuare analisi, a fornire spiegazioni, a operare scelte, a preparare classificazioni.

Tale strutturazione favorisce l’acquisizione, da parte degli alunni, della capacità di comprendere i nuovi argomenti con i quali essi vengono a contatto in maniera autonoma. Studi metodologici hanno dimostrato che il modo migliore di strutturare una rete di conoscenze, che porta a comportamenti cognitivi aperti e flessibili, è quello di trasmettere competenze linguistiche e logico-matematiche.

La scuola, infine, deve cercare di promuovere negli alunni quegli atteggiamenti positivi che permettono loro lo sviluppo di strategie volte al miglioramento di sé e alla capacità di effettuare scelte consapevoli.

Gli atteggiamenti rappresentano il modo di mostrarsi a seconda delle circostanze e sono una esteriorizzazione palese del proprio modo di essere. Ogni individuo può assumere parecchi atteggiamenti a seconda delle situazioni in cui si trova (di rifiuto, di sfida, di sicurezza di sé, di inadeguatezza, di sfiducia, di riflessione critica ecc.).

Gli atteggiamenti, positivi o negativi, condizionano pesantemente l’azione di apprendimento e di relazione con gli altri, anche perché possono influenzare l’avvio di un circolo fra il processo di acquisizione di conoscenze e quello relativo all’impegno scolastico, facendolo diventare virtuoso o vizioso, come si avrà modo di approfondire successivamente.

In conclusione la scuola, attraverso una giusta scelta di nozioni da trasmettere, organizzando in modo efficace le modalità di intervento e mediante gli atteggiamenti positivi degli insegnanti e quelli giusti promossi negli allievi, deve riuscire a produrre alunni che non siano imbottiti di nozioni, ma che siano in grado di saper utilizzare, riorganizzare, proiettare verso nuovi campi quello che hanno appreso, in altri termini, che siano "in grado di pensare".

Questo sembra l’obiettivo che la nuova scuola deve porsi per formare cittadini in grado di affrontare con sicurezza la società attuale: una società complessa, in crescente trasformazione, pervasa di incertezze, promotrice di disorientamento generale. Il docente, che in tutto questo discutere teorico combatte in prima fila, ha il compito di insegnare agli alunni la maniera di apprendere e, non meno importante, educarli ad affrontare in modo flessibile situazioni nuove.

Attività di orientamento
Un po’ di storia
La situazione attuale
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L’orientamento nell’attuale sistema scolastico
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