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Costituzione

della repubblica italiana

Costituzione della Repubblica Italiana, approvata dall’Assemblea Costituente il 22-12-1947, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27-12-1947 ed entrata in vigore l’1-1-1948 (G.U. 27-12-1947, n. 298, ed. straord.)

Principi fondamentali

1. — L’Italia è una Repubblica democratica [139], fondata sul lavoro [4].

La sovranità appartiene al popolo [48, 56, 58, 712, 75, 101 ss.], che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (1).

 

(1) Per l’ambito territoriale di sovranità dello Stato, cfr.:

— artt. 6 ss. c.p.;

— artt. 2 ss. c.nav.;

— D.P.R. 23-1-1973, n. 43 (T.U. delle disposizioni legislative in materia doganale) (artt. 1 e 2);

— L. 14-5-1977, n. 73 (Ratifica del Trattato di Osimo);

— L. 5-2-1992, n. 91 (Nuove norme sulla cittadinanza);

— L. 2-12-1994, n. 689 (Adesione alla Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare 10-12-1982);

— L. 31-5-1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato).

 

2. — La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo [4, 13 ss.], sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità [18, 19, 20, 29, 39, 45, 49; c.c. 14 ss., 2247 ss.], e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale [4, 23, 41-44, 52-54; c.c. 834-839, 1175, 1176, 19003] (1).

 

(1) Cfr. L. 4-8-1955, n. 848 (Ratifica della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali); Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata dall’ONU il 10-12-1948; Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proclamata il 7-12-2000.

 

3. — Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [292, 31, 371, 481, 51; c.c. 143, 230bis], di razza, di lingua [6], di religione [8, 19, 20], di opinioni politiche [21, 22, 49], di condizioni personali e sociali (1).

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico [23, 242-3, 34, 36, 40] e sociale [302, 31, 32, 37], che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana [37, 38] e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori [35] all’organizzazione politica [39, 49], economica [45-47] e sociale [29, 33] del Paese.

 

(1) Cfr. L. 13-10-1975, n. 654 (Ratifica della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale); L. 14-3-1985, n. 132 (Ratifica della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna); artt. 16 ss., D.Lgs. 26-3-2001, n. 151 (T.U. sulla maternità e paternità); D.L. 26-4-1993, n. 122 (Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa), conv. in L. 25-6-1993, n. 205; D.Lgs. 9-7-2003, n. 215 (Parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica); D.Lgs. 9-7-2003, n. 216 (Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro); D.Lgs. 11-4-2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna); art. 1, L. 23-7-2008, n. 124 (Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato).

 

4. — La Repubblica riconosce a tutti i cittadini (1) il diritto al lavoro [35 ss.; c.c. 2060 ss.] e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

 

(1) Cfr. L. 5-2-1992, n. 91 (Nuove norme sulla cittadinanza).

 

5. — La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali [114 ss.]; attua nei servizi che dipendono dallo Stato [97] il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentra­men­to (1).

 

(1) Cfr. L. 15-3-1997, n. 59, contenente la delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali; L. 15-5-1997, n. 127 (Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo); D.Lgs. 31-3-1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali); D.Lgs. 18-8-2000, n. 267 (T.U. enti locali); L. 5-6-2003, n. 131 (Adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.cost. 3/2001).

 

6. — La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche [X] (1).

 

(1) Cfr. Statuto Valle d’Aosta (L.cost. 26-2-1948, n. 4); 84 ss., Statuto Trentino-Alto Adige (L.cost. 31-8-1972, n. 670); 3, Statuto Friuli-Venezia Giulia (L.cost. 31-1-1963, n. 1). Cfr. anche L. 15-12-1999, n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche) e D.P.R. 2-5-2001, n. 345 (Tutela delle minoranze linguistiche storiche); L. 19-2-2007, n. 19 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali).

 

7. — Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Latera­nensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale [138] (1).

 

(1) Cfr. L. 27-5-1929, n. 810 (Esecuzione del trattato e concordato con la Santa Sede) e L. 25-3-1985, n. 121 (Ratifica ed esecuzione dell’accordo firmato a Roma il 18-2-1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11-2-1929).

 

8. — Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [19].

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi [2, 20] secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano (1).

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze (2).

 

(1) Cfr. L. 24-6-1929, n. 1159 (Norme sull’esercizio dei culti ammessi); R.D. 28-2-1930, n. 289 (Norme di attuazione della L. 24-6-1929, n. 1159).

(2) Cfr. L. 11-8-1984, n. 449 (Norme per la regolazione dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa Valdese); LL. 22-11-1988, n. 516 e 517 con la Chiesa Avventista e Pentecostale; L. 8-3-1989, n. 101 con le comunità ebraiche; L. 12-4-1995, n. 116 con l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia; L. 29-11-1995, n. 520 con la Chiesa Evangelica Luterana in Italia.

 

9. — La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [33-34] (1).

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione [42; c.c. 8222, 8262, 834, 839; c.p. 6352, n. 3, 639, 733] (2).

 

(1) Cfr. D.Lgs. 5-6-1998, n. 204 (Coordinamento, programmazione e valutazione della politica relativa alla ricerca scientifica e tecnologica); D.Lgs. 4-6-2003, n. 127 (Riordino del Consiglio nazionale delle ricerche).

(2) Cfr. D.Lgs. 22-1-2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio); D.Lgs. 3-4-2006, n. 152 (Norme in materia ambientale).

 

10. — L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute [1171] (1).

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali [prel. 16; c.p. 3 ss.].

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge [c.p. 215, 235, 312] (2).

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici [26; c.p. 13; c.p.p. 697-722] (3).

 

(1) Cfr. art. 1, L. 5-6-2003, n. 131 (Adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.cost. 3/2001).

(2) Cfr. artt. 1 e ss., D.L. 30-12-1989, n. 416 conv. in L. 28-2-1990, n. 39 (Rifugiati); D.Lgs. 25-7-1998, n. 286 (T.U. sull’immigrazione) nel testo modificato dalla L. 30-7-2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo); D.Lgs. 30-5-2005, n. 140 (Accoglienza dei richiedenti asilo); D.Lgs. 28-7-2008, n. 25 (Status di rifugiato).

(3) Tale comma non si applica ai delitti di genocidio: cfr. L.cost. 21-6-1967, n. 1.

 

11. — L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa [52] alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali [602, 78, 879, 1033, 1117, 1171; c.p. 310]; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo (1).

 

(1) Cfr. L. 17-8-1957, n. 848 (Ratifica del Trattato istitutivo dell’O.N.U.); L. 14-10-1957, n. 1203 (Ratifica del Trattato istitutivo della Comunità Europea); L. 3-11-1992, n. 454 (Ratifica del Trattato istitutivo dell’Unione europea); art. 1, L. 5-6-2003, n. 131 (Adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.cost. 3/2001); L. 4-2-2005, n. 11 (Partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e procedure di esecuzione degli obblighi comunitari); L. 7-4-2005, n. 57 (Ratifica del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa).

 

12. — La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni [c.p. 292-293] (1).

 

(1) Cfr. L. 5-2-1998, n. 22 (Uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella della Unione Europea).

 

Parte I

Diritti e doveri dei cittadini

 

Titolo I

Rapporti civili

 

13. — La libertà personale è inviolabile [c.p. 289bis, 605-609decies, 630].

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsia­si altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria [1116-7] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [253, 682; c.p.p. 244, 245, 247, 249, 266 ss., 272 ss.; c.p.c. 118, 260].

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto [c.p.p. 352, 354, 356, 380, 381, 384].

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà [273; c.p. 606-609, 609ter1 n. 4].

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva [c.p. 137; c.p.p. 303] (1).

 

(1) Cfr. D.L. 8-6-1992, n. 306, conv. in L. 7-8-1992, n. 356 e L. 8-8-1995, n. 332.

 

14. — Il domicilio [c.c. 43, 45, 46] è inviolabile [c.p. 614, 615quinquies].

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale [13, 1116; c.p.p. 244-263, 316-323, 332; c.p.c. 118, 670] (1).

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità [32] e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali [53] sono regolati da leggi speciali (2).

 

(1) Cfr. L. 22-5-1975, n. 152 in materia di ordine pubblico, modif. dalla L. 8-8-1977, n. 533.

(2) Cfr. in tema di perquisizioni domiciliari l’art. 41, R.D. 18-6-1931, n. 773 e l’art. 33, L. 7-1-1929, n. 4.

 

15. — La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili [683; c.p. 616-623bis] (1).

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [1111] con le garanzie stabilite dalla legge [c.p.p. 248, 254, 353] (2).

 

(1) Cfr. art. 48, R.D. 16-3-1942, n. 267 (Legge fallimentare); art. 93, L. 22-4-1941, n. 633. Sulle intercettazioni telefoniche cfr. L. 8-4-1974, n. 98, D.L. 21-3-1978, n. 59, conv. con modif. in L. 18-5-1978, n. 191 e D.L. 8-6-1992, n. 306, conv. in L. 7-8-1992, n. 356.

Cfr. anche D.Lgs. 30-6-2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali).

(2) Cfr. art. 10, D.P.R. 29-3-1973, n. 156 (T.U. in materia postale, bancoposta e telecomunicazioni); art. 96, D.Lgs. 1-8-2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche).

 

16. — Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente (1) in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza [120; c.p. 215, 233]. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica [35] e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge (2).

 

(1) Cfr. L. 27-12-1956, n. 1423 modif. dalla L. 3-8-1988, n. 327 in materia di prevenzione personale; L. 13-9-1982, n. 646 in materia di misure di prevenzione patrimoniali; D.Lgs. 6-2-2007, n. 30 (Diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri).

(2) Cfr. L. 21-11-1967, n. 1185 (Norme sui passaporti).

 

17. — I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi [c.p. 654-655].

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica (1).

 

(1) Cfr. artt. 18, 25 e 156 T.U.L.P.S. (R.D. 18-6-1931, n. 773) e art. 266 c.p.

 

18. — I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente [2], senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale [19, 20, 39, 49; XII c.c. 14 e ss.; c.p. 270-271, 305, 306, 416, 416bis].

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare [XII; c.p. 270] (1).

 

(1) Cfr. D.Lgs. 14-2-1948, n. 43 (Divieto delle associazioni di carattere militare); L. 20-6-1952, n. 645 (Fascismo); L. 25-1-1982, n. 17 (Norme di attuazione dell’articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento della associazione denominata Loggia P2); L. 19-3-1990, n. 55 (Norme antimafia); L. 7-12-2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale).

 

19. — Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa [2, 3, 7, 8, 20] in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume [8, 20, 21; c.p. 527-529] (1).

 

(1) Cfr. L. 25-3-1985, n. 121 di attuazione del concordato per la religione cattolica e R.D. 18-6-1931, n. 773 (T.U.L.P.S.), artt. 25-27.

 

20. — Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione [c.c. 831] non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali [53] per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività [8, 19] (1).

 

(1) Cfr. art. 7, L. 25-3-1985, n. 121 di ratifica ed esecuzione dell’accordo firmato a Roma il 18-2-1984 e L. 20-5-1985, n. 222 (Disposizioni su Enti e beni ecclesiastici).

 

21. — Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero [33] con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (1).

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [1116] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica [c.p. 57-58bis] può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d’ogni effetto (2).

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica (3).

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli (4) e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume [c.p. 527-520]. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

 

(1) Cfr. D.P.R. 29-3-1973, n. 156 (T.U. Poste); D.Lgs. 1-8-2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche); D.Lgs. 31-7-2005, n. 177 (Testo unico della radiotelevisione).

(2) Cfr. R.D.Lgs. 31-5-1946, n. 561 (Norme sul sequestro dei giornali e delle altre pubblicazioni); L. 8-2-1948, n. 47 (T.U. leggi sulla stampa); art. 8, L. 20-6-1952, n. 645 (Sequestro di stampati per apologia del fascismo); L. 4-3-1958, n. 127 (Modificazioni al c.p. in materia di reati di stampa).

(3) Cfr. L. 5-8-1981, n. 416 (Disciplina delle imprese editrici); L. 7-3-2001, n. 62 (Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali).

(4) Cfr. L. 21-4-1962, n. 161 (Revisione dei film e dei lavori teatrali).

 

22. — Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica [c.c. 1], della cittadinanza, del nome [c.c. 6, 7, 9] (1).

 

(1) Per l’uso dei titoli nobiliari vedi XIV disp. fin.

 

23. — Nessuna prestazione personale [4, 482, 522] o patrimoniale [41, 42, 53] può essere imposta se non in base alla legge (1).

 

(1) Ai sensi dell’art. 4, L. 27-7-2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente) è vietata l’istituzione di tributi con decreto legge.

 

24. — Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi [113] (1).

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento [c.p.c. 86, 87; c.p.p. 96 ss.].

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione [c.p.p. 98] (2).

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari [c.p.p. 314-315, 571-574, 643-647] (3).

 

(1) Cfr. artt. 2907-2909 c.c.; artt. 99, 100 c.p.c.; art. 74 c.p.p.; L. 20-3-1865, n. 2248, all. E.

(2) Cfr. artt. 74-118, D.P.R. 30-5-2002, n. 115 (T.U. spese di giustizia); D.Lgs. 27-5-2005, n. 116 (Patrocinio a spese dello Stato nelle controversie transfrontaliere).

(3) Cfr. L. 13-4-1988, n. 117 (Responsabilità dei magistrati); D.Lgs. 16-10-1992, n. 410 (Giudizio disciplinare nei confronti dei magistrati); L. 24-3-2001, n. 89 (Equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo).

 

25. — Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge [1012, 102, 103, 105, 107; c.p.c. 1-36; c.p.p. 1-16].

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso [prel. 11; c.p. 1, 2] (1).

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge [132] (2).

 

(1) Il principio di legalità della pena si applica ex art. 23 per le sanzioni pecuniarie, ed ex artt. 28 e 97 per le sanzioni disciplinari.

(2) Cfr. artt. 199 ss. c.p.; artt. 658, 679, 680 c.p.p. e art. 31, L. 10-10-1986, n. 663 che ha abrogato le presunzioni legali per le misure di sicurezza.

 

26. — L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali [10; c.p. 13; c.p.p. 697 ss.] (1).

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici [104] (2).

 

(1) Cfr. anche L. 22-4-2005, n. 69 (Mandato d’arresto europeo e procedure di consegna tra Stati membri).

(2) Tale comma non si applica ai delitti di genocidio: cfr. L.cost. 21-6-1967, n. 1 (Estradizione per i delitti di genocidio) e L. 26-11-1985, n. 719 (Ratifica della Convenzione Europea per la repressione del terrorismo del 27-1-1977).

 

27. — La responsabilità penale è personale [c.p. 40 ss.].

L’imputato [c.p.p. 60] non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva [c.p.p. 648 ss.] (1).

Le pene [c.p. 17 ss.] non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [134] (2).

Non è ammessa la pena di morte (3) [, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra] (4).

 

(1) Così anche art. 6, n. 2, Conv. Europea dei diritti dell’uomo.

(2) Cfr. L. 26-7-1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario ed esecuzione delle misure privative e limitative della libertà); D.P.R. 30-6-2000, n. 230 (Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure preventive e limitative della libertà).

(3) La pena di morte è stata soppressa dal D.Lgs.Lgt. 10-8-1944, n. 224, dal D.Lgs. 22-1-1948, n. 21 e dalla L. 13-10-1994, n. 589.

(4) Le parole in parentesi quadra sono state soppresse ex art. 1, L. cost. 2-10-2007, n. 1.

 

28. — I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali [c.p. 314-335bis], civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici [972] (1).

 

(1) Cfr. artt. 18-30, D.P.R. 10-1-1957, n. 3 (T.U. impiegati civili dello Stato); L. 26-4-1990, n. 86 (Reati dei pubblici ufficiali contro la P.A.); L. 7-8-1990, n. 241 (Procedimento amministrativo e trasparenza della P.A.); artt. 51-57, D.Lgs. 30-3-2001, n. 165 (T.U. sul pubblico impiego).

 

Titolo II

Rapporti etico-sociali

 

29. (1) — La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio [c.c. 79 ss.].

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi [3], con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare [c.c. 143-158].

 

(1) Cfr. D.M. 30-10-2007, n. 242 (Istituzione e funzionamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia) in G.U. 24-12-2007, n. 298.

 

30. — È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio [c.c. 147, 148, 261, 279].

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti [c.c. 330, 343, 400-403; 433 ss.; c.p. 34].

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima [c.c. 250 ss., 536, 573, 577, 578, 580].

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità [c.c. 269 ss.].

 

31. — La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia [36, 37] e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità [37] (1), l’infanzia e la gioventù [37], favorendo gli istituti necessari a tale scopo [c.c. 291 ss.] (2).

 

(1) Cfr. R.D. 24-12-1934, n. 2316 (T.U. protezione e assistenza maternità e infanzia); L. 29-7-1975, n. 405 (Istituzione Consultori familiari); L. 23-12-1975, n. 698 e succ. modif. (Scioglimento e trasferimento delle funzioni dell’ONMI); L. 22-5-1978, n. 194 (Tutela della maternità e interruzione volontaria della gravidanza); L. 19-2-2004, n. 40 (Procreazione medicalmente assistita).

(2) Cfr. L. 4-5-1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia); L. 21-5-1991, n. 176 (Ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20-11-1989); L. 28-8-1997, n. 285 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza); L. 31-12-1998, n. 476 (Adozione internazionale).

 

32. — La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo [382] e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti (1) (2).

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge (3). La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana [c.c. 5] (4).

 

(1) Cfr. R.D. 27-7-1934, n. 1265 (T.U. leggi Sanitarie e succ. modif.); R.D. 29-9-1895, n. 636 (Regolamento di sanità marittima e succ. modif.); L. 23-12-1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale); D.Lgs. 30-12-1992, n. 502 (Riordino del sistema sanitario nazionale); D.Lgs. 19-6-1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale).

(2) Cfr., anche, per interventi settoriali: L. 30-4-1962, n. 283 (Disciplina igienica della produzione e della vendita degli alimenti) e D.Lgs. 26-5-1997, n. 155 (Igiene dei prodotti alimentari); L. 11-11-1975, n. 584 (Divieto di fumare nei locali pubblici); L. 22-5-1978, n. 194 (Interruzione della gravidanza); D.P.R. 9-10-1990, n. 309 (T.U. in materia di stupefacenti); L. 26-10-1995, n. 447 (Legge-quadro sull’inquinamento acustico); L. 14-2-2000, n. 376 (Disciplina della lotta contro il «doping»); L. 22-2-2001, n. 36 (Legge quadro sull’elettrosmog); D.Lgs. 3-4-2006, n. 152 (Norme in materia ambientale); D.Lgs. 9-4-2008, n. 81 (Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro).

(3) Cfr. L. 13-5-1978, n. 180 (Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori); L. 5-6-1990, n. 135 (Lotta all’AIDS) e D.P.R. 9-10-1990, n. 309 (T.U. Stupefacenti).

(4) Cfr. L. 26-6-1967, n. 458 (Trapianti di rene tra persone viventi); L. 1-4-1999, n. 91 (Trapianti di organi); L. 16-12-1999, n. 483 (Trapianto parziale del fegato); L. 21-10-2005, n. 219 (Disciplina delle attività trasfusionali e della produzione di emoderivati); L. 9-1-2006, n. 7 (Prevenzione e divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile).

 

33. — L’arte e la scienza sono libere [21] e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi (1).

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato (2).

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali (3).

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale [c.c. 2229 ss.] (4).

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato (5).

 

(1) Cfr. D.Lgs. 16-4-1994, n. 297 (T.U. delle disposizioni vigenti per le scuole di ogni ordine e grado); D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche). Cfr. D.L. 1-9-2008, n. 137, conv. in L. 30-10-2008, n. 169 (Disposizioni urgenti in materia di istruzione universitaria).

(2) Cfr. L. 10-3-2000, n. 62 (Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione).

(3) Cfr. D.P.R. 9-1-2008, n. 23 (Regolamento convenzioni scuole paritarie).

(4) Cfr. D.P.R. 23-7-1998, n. 323 (Regolamento di disciplina degli esami di Stato), L. 10-12-1997, n. 425 (Riforma degli esami di Stato).

(5) Cfr. L. 9-5-1989, n. 168 (Istituzione del Ministero dell’Università e della ricerca scientifica); art. 1, co. 8, D.L. 18-5-2006, n. 181 conv. in L. 17-7-2006, n. 233 (Riordino della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri); D.M. 22-10-2004, n. 270 (Regolamento sull’autonomia didattica degli atenei).

 

34. — La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita (1).

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso (2).

 

(1) Cfr. L. 31-12-1962, n. 1859 sulla scuola dell’obbligo; L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale); D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Norme relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione); D.Lgs. 15-4-2005, n. 77 (Norme relative all’alternanza scuola-lavoro); D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione); art. 1, co. 622, L. 27-12-2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) che ha elevato tale soglia a 10 anni.

(2) Cfr. L. 2-12-1991, n. 390 (Norme sul diritto agli studi universitari); D.Lgs. 15-4-2005, n. 76 (Norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e alla formazione).

 

Titolo III

Rapporti economici

 

35. — La Repubblica tutela il lavoro [4, 373, 38, 99] in tutte le sue forme ed applicazioni [c.c. 2060-2246] (1).

Cura la formazione [c.c. 2130-2134] e l’elevazione professionale dei lavoratori (2).

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro (3).

Riconosce la libertà di emigrazione [162], salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

 

(1) Cfr. L. 20-5-1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori); L. 21-12-1978, n. 845 (Legge quadro sulla formazione professionale).

(2) Cfr. L. 19-1-1955, n. 25 (Apprendistato); D.Lgs. 10-9-2003, n. 276 (Riforma del mercato del lavoro).

(3) Cfr. Convenzione dell’O.I.L.; Carta Sociale Europea.

 

36. — Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro [37] e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia [31] un’esistenza libera e dignitosa [c.c. 2099-2102, 2120-2122, 2126, 2131] (1).

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge [c.c. 2107-2108].

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi [c.c. 2109] (2).

 

(1) Cfr. L. 14-7-1959, n. 741 (Minimi di trattamento economico e normativo ai lavoratori).

(2) Cfr. R.D.L. 15-3-1923, n. 692, conv. in L. 17-4-1925, n. 473 (Limitazione dell’orario di lavoro per gli operai e gli impiegati delle aziende industriali commerciali di qualunque natura); L. 22-2-1934, n. 370 (Riposo domenicale e settimanale); art. 13, L. 24-6-1997, n. 196 (Norme in materia di promozione dell’occupazione); D.Lgs. 8-4-2003, n. 66 (Attuazione di direttive concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro).

 

37. — La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore [3] (1). Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare [31] e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione [31; c.c. 2110] (2).

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato (3).

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione [31; c.c. 2110] (3).

 

(1) Cfr. D.Lgs. 11-4-2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna).

(2) Cfr. L. 8-3-2000, n. 53 (Norme in materia di congedi parentali); D.Lgs. 26-3-2001, n. 151 (T.U. sulla maternità e paternità).

(3) Cfr. L. 17-10-1967, n. 977 (Tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti); D.Lgs. 4-8-1999, n. 345 (Protezione dei giovani sul lavoro).

 

38. — Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria [c.c. 2110].

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale (1).

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

 

(1) Cfr. L. 5-2-1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate); L. 12-3-1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili); art. 45, L. 17-5-1999, n. 144 (Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all’occupazione e della normativa che disciplina l’INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali); L. 8-11-2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali); L. 30-3-2001, n. 152 (Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale).

 

39. — L’organizzazione sindacale è libera [18] (1).

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica (2). Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

 

(1) Cfr. artt. 14-32, L. 20-5-1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori); artt. 40-50, D.Lgs. 30-3-2001, n. 165 (T.U. in materia di pubblico impiego).

(2) Cfr. D.P.R. 10-2-2000, n. 361 (Semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private).

 

40. — Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano [c.p. 503 ss.] (1).

 

(1) Cfr. L. 12-6-1990, n. 146 (Regolamentazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali); L. 11-4-2000, n. 83 (Modifiche ed integrazioni della legge 12-6-1990, n. 146 in materia di esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e di salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelata). Cfr. artt. 15 e 28, L. 20-5-1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori).

 

41. — L’iniziativa economica privata è libera [c.c. 2082 ss.] (1).

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana [c.c. 2087; c.p. 437, 451] (2).

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali [43] (3).

 

(1) Cfr. L. 10-10-1990, n. 287 (cd. Legge antitrust).

(2) Cfr. D.Lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del consumo).

(3) Cfr. L. 14-11-1995, n. 481 (Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità).

 

42. — La proprietà è pubblica [c.c. 822-831] o privata [c.c. 832]. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati (1).

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto [c.c. 922], di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti [44-46, 472] (2).

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale [c.c. 834] (3).

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima [c.c. 565 ss.] e testamentaria [c.c. 587] e i diritti dello Stato sulle eredità [c.c. 586].

 

(1) Cfr. D.L. 5-12-1991, n. 386, conv. in L. 29-1-1992, n. 35; D.L. 11-7-1992, n. 333, conv. in L. 8-8-1992, n. 359 e D.L. 31-5-1994, n. 332, conv. in L. 30-7-1994, n. 474 sulle privatizzazioni.

(2) Cfr. L. 17-8-1942, n. 1150 (Legge urbanistica); L. 28-1-1977, n. 10 (Norme per l’edificabilità dei suoli) e L. 26-11-1969, n. 833 (Norme relative alla locazione di immobili urbani); L. 27-7-1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani); L. 9-12-1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo); D.P.R. 6-6-2001, n. 380 (T.U. in materia edilizia).

(3) Cfr. D.P.R. 8-6-2001, n. 327 (T.U. in materia di espropriazione per pubblica utilità).

 

43. — A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione [c.c. 834, 835, 838] e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale (1).

 

(1) Cfr. L. 6-12-1962, n. 1643 (Nazionalizzazione dell’energia elettrica).

 

44. — Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata [c.c. 840], fissa limiti alla sua estensione [c.c. 846] secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre [c.c. 857], la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà (1).

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane (2).

 

(1) Cfr. L. 15-9-1964, n. 756 (Norme in materia di contratti agrari rustici); L. 11-2-1971, n. 11 (Affitto di fondi rustici); L. 3-5-1982, n. 203 (Norme sui contratti agrari).

(2) Cfr. L. 3-12-1971, n. 1102 (Nuove norme per lo sviluppo della montagna); L. 31-1-1994, n. 97 (Nuove disposizioni per le zone montane).

 

45. — La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione [c.c. 2511 ss.] a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli [c.c. 2545quaterdecies-2545octiesdecies], il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato [c.c. 2083, 2202] (1).

 

(1) Cfr. L. 17-2-1971, n. 127 (Provvedimenti per la cooperazione); L. 31-1-1992, n. 59 (Nuove norme in materia di società cooperative); L. 8-8-1985, n. 443 (Legge quadro per l’artigianato); L. 3-4-2001, n. 142 (Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore); D.Lgs. 2-8-2002, n. 220 (Norme in materia di riordino della vigilanza sugli enti cooperativi).

 

46. — Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro [35] e in armonia con le esigenze della produzione [4], la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende (1).

 

(1) Cfr. art. 47, L. 29-12-1990, n. 428 (relativamente all’informazione e consultazione in caso di trasferimento di azienda); L. 23-7-1991, n. 223 (informazione e consultazione per le procedure di mobilità); D.Lgs. 19-8-2005, n. 188 (Coinvolgimento dei lavoratori nella società europea); D.Lgs. 6-2-2007, n. 25 (Quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori); D.Lgs. 6-2-2007, n. 48 (Coinvolgimento dei lavoratori nella società cooperativa europea).

 

47. — La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito (1).

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione (2), alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

 

(1) Cfr. D.L. 8-4-1974, n. 95, conv. in L. 7-6-1974, n. 216 (Disposizioni relative al mercato mobiliare e al trattamento fiscale dei titoli azionari); D.Lgs. 1-9-1993, n. 385 (T.U. delle leggi in materia bancaria e creditizia); D.Lgs. 24-2-1998, n. 58 (T.U. delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria); D.Lgs. 7-9-2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private).

(2) Cfr. L. 22-10-1971, n. 865 (Norme in materia di edilizia residenziale pubblica).

 

Titolo IV

Rapporti politici

 

48. — Sono elettori [56, 58, 712, 751,3] tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età [c.c. 2].

Il voto è personale ed eguale, libero [c.p. 416ter] e segreto. Il suo esercizio è dovere civico [23].

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale [562, 572] e secondo criteri determinati dalla legge (1).

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge [XII2; c.p. 19, 28, 29; c.p.p. 648, 662] (2).

 

(1) Comma inserito ex L.cost. 17-1-2000, n. 1 (Modifica all’articolo 48 della Costituzione concernente l’istituzione della circoscrizione Estero per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero).

Cfr. L. 27-12-2001, n. 459 (Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero).

(2) Cfr. D.P.R. 20-3-1967, n. 223 (T.U. leggi per la disciplina dell’elettorato attivo e per la tenuta e revisione delle liste elettorali); D.P.R. 30-3-1957, n. 361 (T.U. delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati); D.Lgs. 20-12-1993, n. 533 (T.U. delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica); L. 21-12-2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica).

 

49. — Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale [18, 983, XII1] (1).

 

(1) Cfr. art. 2, L. 20-6-1952, n. 645 (Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione) che prevede il divieto di ricostituzione del partito fascista.

 

50. — Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità (1).

 

(1) Cfr. art. 109, Reg. Camera e artt. 140 e 141, Reg. Senato.

 

51. — Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso [3] possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [563, 582, 841, 973, 1044, 106, 1351,2,6]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini [1177] (1) (2).

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica (3).

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro (4).

 

(1) Periodo inserito ex L. cost. 30-5-2003, n. 1 in G.U. 12-6-2003, n. 134.

(2) Cfr. L. 24-4-1967, n. 326 (Convenzione sui diritti politici della donna, adottata a New York il 31 marzo 1953); D.L. 26-4-1993, n. 122 (Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa), conv. in L. 25-6-1993, n. 205; D.Lgs. 11-4-2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna).

(3) Cfr. art. 2, D.P.R. 10-1-1957, n. 3 (T.U. impiegati civili dello Stato).

(4) Cfr. artt. 31 e 32, L. 20-5-1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori); art. 68, D.Lgs. 30-3-2001, n. 165 (T.U. sul pubblico impiego).

 

52. — La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino [23].

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino [c.c. 2111], né l’esercizio dei diritti politici (1) (2).

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica [98] (3).

 

(1) Sul reclutamento obbligatorio cfr. D.P.R. 14-2-1964, n. 237 e L. 31-5-1975, n. 191; L. 20-5-1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori); L. 8-7-1998, n. 230 (Nuove norme in materia di obiezione di coscienza); D.Lgs. 31-1-2000, n. 24 (Disposizioni in materia di reclutamento del personale militare femminile); L. 6-3-2001, n. 64 (Istituzione del servizio civile nazionale); D.Lgs. 5-4-2002, n. 77 (Disciplina del servizio civile nazionale).

(2) Cfr. L. 14-11-2000, n. 331 (Norme per l’istituzione del servizio militare professionale) e D.Lgs. 8-5-2001, n. 215 (Trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale), nel testo modificato dalla L. 23-8-2004, n. 226, sull’abolizione del servizio di leva obbligatorio a decorrere dal 2005.

(3) Cfr. L. 11-7-1978, n. 382 (Norme di principio sulla disciplina militare); art. 1, L. 14-11-2000, n. 331 (Compiti delle forze armate).

 

53­. — Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (1) (2).

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

 

(1) Cfr. L. 9-10-1971, n. 825 (Delega legislativa al Governo della Repubblica per la riforma tributaria).

(2) Cfr. L. 27-7-2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente).

 

54. — Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento [91, 93, 1353] nei casi stabiliti dalla legge (1).

 

(1) Cfr. D.P.R. 19-4-2001, n. 253 (Semplificazione del procedimento relativo al giuramento di fedeltà dei dipendenti non contrat­tualizzati).

 

Parte II

Ordinamento della

Repubblica

 

Titolo I

Il Parlamento

 

Sezione I

Le Camere

 

55. — Il Parlamento si compone della Camera dei deputati [56, 60] e del Senato della Repubblica [57 ss.].

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione [632, 642,3, 83, 902, 91, 1044, 1351,7] (1).

 

(1) Cfr. art. 35 Reg. Camera e art. 64 Reg. Senato.

 

56. (1) — La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto [48, 60, 61] (2).

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero [483] (3).

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età [511].

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti (4).

 

(1) Art. modificato ex L.cost. 9-2-1963, n. 2 (art. 1).

(2) Cfr. D.P.R. 30-3-1957, n. 361 (T.U. per l’elezione della Camera dei Deputati). Cfr. anche L. 4-8-1993, n. 277 (Norme per la elezione della Camera dei deputati).

(3) Comma così sostituito ex art. 1, co. 1, L.cost. 23-1-2001, n. 1. Il testo previgente così disponeva: «Il numero dei deputati è di seicentotrenta».

(4) Le precedenti parole «si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentotrenta» sono sostituite dalle seguenti: «fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto», ex art. 1, co. 2, L.cost. 1/2001 cit.

 

57. (1) — Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero [483] (2) (3).

Il numero dei senatori elettivi è di trecento­quindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero (4).

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno (5).

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti (6).

 

(1) Art. modificato ex L.cost. 9-2-1963, n. 2 (art. 2).

(2) Comma così sostituito ex art. 2, co. 1, L.cost. 23-1-2001, n. 1. Il testo previgente così disponeva: «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale».

(3) Cfr. D.Lgs. 20-12-1993, n. 533 (T.U. delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica); D.P.R. 9-3-2001 (Assegnazione alle Regioni del numero dei seggi per l’elezione del Senato).

(4) Comma così sostituito ex art. 2, co. 2, L.cost. 1/2001 cit. Il testo previgente era il seguente: «Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici».

(5) Cfr. L.cost. 27-12-1963, n. 3 che ha istituito la Regione Molise.

(6) In tale comma dopo le parole: «la ripartizione dei seggi tra le regioni,» sono inserite le seguenti: «fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero», ex art. 2, co. 3, L.cost. 1/2001 cit.

 

58. — I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età [48, 60, 61].

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno [511] (1).

 

(1) Cfr. D.Lgs. 20-12-1993, n. 533 (T.U. delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica).

 

59. — È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica [83 e ss.].

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

 

60. — La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni [88].

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra (1).

 

(1) Testo così sostituito ex art. 3, L.cost. 9-2-1963, n. 2.

 

61. — Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni [873] (1).

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

 

(1) Cfr. L. 10-12-1993, n. 515 (Disciplina delle campagne elettorali per l’elezione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica); L. 22-2-2000, n. 28 (Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica); artt. 2 e 3 Reg. Camera e Senato (Prima seduta delle Camere).

 

62. — Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.

Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti [772].

Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.

 

63. — Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza (1).

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune [552], il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati (2).

 

(1) Cfr. artt. 4-13, Reg. Camera e artt. 4-13, Reg. Senato.

(2) Cfr. art. 35, Reg. Camera e art. 65 Reg. Senato.

 

64. — Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti [72] (1).

Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite [552] possono deliberare di adunarsi in seduta segreta (2).

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale [641, 732, 833, 902, 1381, 3] (3).

I membri del governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti, obbligo di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

 

(1) Cfr. art. 167, Reg. Senato e art. 16, co. 2, 3, 4 e 5, Reg. Camera.

(2) Cfr. art. 63 Reg. Camera e art. 57 Reg. Senato.

(3) Cfr. inoltre art. 9, co. 3, L.cost. 16-1-1989, n. 1. Per la Camera cfr. Capo IX Reg. artt. 46 ss.; per il Senato cfr. Capo XIII Reg. artt. 107 ss.

 

65. — La legge determina i casi di ineleg­gibi­lità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore [66, 842, 1047, 1222, 1356] (1).

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

 

(1) Per le ineleggibilità cfr. D.P.R. 30-3-1957, n. 361 (T.U. delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei Deputati). Per le incompatibilità parlamentari cfr. L. 13-2-1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari); art. 5bis, L. 24-1-1979, n. 18 (Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia).

 

66. — Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità [56, 58, 65, 1222] (1).

 

(1) Cfr. artt. 3, 19, 135ter, Reg. Senato; artt. 3, 17, co. 2, 17bis, Reg. Camera.

 

67. — Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

 

68. (1) — I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni [1224].

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene (2), nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale [13, 14], o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna [272], ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza [c.p.p. 380, 382].

Analoga autorizzazione (2) è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza [15] (3).

 

(1) Art. così sostituito ex L.cost. 29-10-1993, n. 3.

(2) Cfr. art. 18 Reg. Camera; artt. 19 e 135 Reg. Senato.

(3) Cfr. artt. 2 e ss., L. 20-6-2003, n. 140 (Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 68 della Costituzione, nonché in materia di processo penale nei confronti della alte cariche dello Stato).

 

69. — I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge (1).

 

(1) Cfr. L. 31-10-1965, n. 1261 (Indennità per i membri del Parlamento); L. 5-7-1982, n. 441 (Disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti).

 

Sezione II

La formazione delle leggi

 

70. — La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere [55, 71-77].

 

71. — L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo [874, 89, 92 ss.], a ciascun membro delle Camere [55] ed agli organi [993, 1212] ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale [1163, 138].

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquan­tamila elettori, di un progetto redatto in articoli [75] (1).

 

(1) Cfr. artt. 48 e 49, L. 25-5-1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo).

 

72. — Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale [64] (1).

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari (2). Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni (3).

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi [77, 80, 81, 138].

 

(1) Cfr. artt. 34, co. 1, 102, 120, Reg. Senato; artt. 72, co. 1, 2 e 3, 86, 87, 90, Reg. Camera.

(2) Cfr. anche art. 11, L.cost. 18-10-2001, n. 3 (Ruolo della Commissione per le questioni regionali nelle procedure legislative).

(3) Cfr. artt. 35, 41, Reg. Senato; artt. 92, 94, Reg. Camera.

 

73. — Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione [72, 87] (1).

Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindice­simo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso [disp. prel. 10].

 

(1) Cfr. D.P.R. 28-12-1985, n. 1092 (T.U. sulla promulgazione delle leggi); D.P.R. 14-3-1986, n. 217 (Approvazione del regolamento di esecuzione del Testo unico).

 

74. — Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione [872] (1).

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata [73].

 

(1) Cfr. art. 136 Reg. Senato; art. 71 Reg. Camera.

 

75. — È indetto [875] referendum popolare [123, 132] per deliberare la abrogazione, totale o parziale, di una legge [70] o di un atto avente valore di legge [76, 77], quando lo richiedono cin­quecentomila elettori o cinque Consigli regionali [121] (1).

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [81], di amnistia e di indulto [79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [80].

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati [56].

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum (1).

 

(1) Cfr. artt. 27-40, L. 25-5-1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sull’iniziativa legislativa del popolo).

 

76. — L’esercizio della funzione legislativa [70] non può essere delegato [724] al Governo [92 ss.] se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti (1).

 

(1) Cfr. artt. 14-16, L. 23-8-1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di governo).

 

77. — Il Governo [92 e ss.] non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria [72, 76].

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza (1), il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione (2) alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni [612, 622] (3).

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione [71, 73]. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti (4).

 

(1) Cfr. artt. 14 e 15, L. 23-8-1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di governo).

(2) Cfr. art. 78 Reg. Senato; art. 96bis Reg. Camera.

(3) Cfr. art. 17, co. 30, L. 15-5-1997, n. 127.

(4) Cfr. Corte cost., sent. 24-10-1996, n. 360, in materia di divieto di reiterazione dei decreti legge.

 

78. — Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari [11, 879].

 

79. (1) — L’amnistia e l’indulto [c.p. 151, 174] sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale [752].

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.

In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

 

(1) Art. così modificato ex L.cost. 6-3-1992, n. 1.

 

80. — Le Camere [55] autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali [878] che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi [724, 752, V].

 

81. — Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo [724, 752, 1002].

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi (1).

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

 

(1) Cfr. L. 5-8-1978, n. 468 (Riforma di alcune norme di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio); D.L. 6-9-2002, n. 194, conv. in L. 31-10-2002, n. 246 (Misure urgenti per il controllo, la trasparenza e il contenimento della spesa pubblica); artt. 119 ss. Reg. Camera; art. 125 ss. Reg. Senato.

 

82. — Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse (1).

A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

 

(1) Cfr. artt. 162 ss., Reg. Senato; artt. 140 ss., Reg. Camera.

 

Titolo II

Il Presidente della Repubblica

 

83. — Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri [552, 85].

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione [852] eletti dal Consiglio regionale [121, 126] in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato [II].

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

 

84. — Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici [511].

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica [65].

L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge (1).

 

(1) In materia di assegno e dotazione del Presidente cfr. L. 9-8-1948, n. 1077 e L. 23-7-1985, n. 372.

 

85. — Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni [59].

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati [632] convoca in seduta comune il Parlamento [55] e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Se le Camere sono sciolte [88], o manca meno di tre mesi alla loro cessazione [60], l’elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove [611]. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

 

86. — Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati [632] indice l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione [853].

 

87. — Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere [741].

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione [611].

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo [711].

Promulga le leggi [73, 74, 1382] ed emana i decreti aventi valore di legge [76, 77] e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione [75, 132, 1382].

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato [97, 98].

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere [80].

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere [11, 78].

Presiede il Consiglio superiore della magistratura [1042].

Può concedere grazia [c.p. 174; c.p.p. 681] e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

 

88. — Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse [85, 126].

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura (1).

 

(1) Il comma 2 è stato così sostituito ex L.cost. 4-11-1991, n. 1.

 

89. — Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità [90, 95].

Gli atti che hanno valore legislativo [76, 77] e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri [92, 95].

 

90. — Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni [89], tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione [c.p. 283] (1).

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune [552], a maggioranza assoluta dei suoi membri [134, 1357] (2).

 

(1) Cfr. L. 5-6-1989, n. 219 (Nuove norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall’art. 90 della Costituzione); art. 1, L. 23-7-2008, n. 124 (Disposizioni in materia di sospesione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato).

(2) Cfr. L. 25-1-1962, n. 20 (Giudizi d’accusa davanti alla Corte costituzionale).

 

91. — Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento [54] di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune [552].

 

Titolo III

Il Governo

 

Sezione I

Il Consiglio dei ministri

 

92. — Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri [93].

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri (1).

 

(1) Cfr. L. 23-8-1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri); D.Lgs. 30-7-1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del Governo), D.Lgs. 30-7-1999, n. 303 (Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri); art. 1, D.L. 18-5-2006, n. 181, conv. in L. 17-7-2006, n. 233.

Cfr. anche L. 30-7-2004, n. 215 (Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interesse).

 

93. — Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento [54] nelle mani del Presidente della Repubblica.

 

94. — Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere [55].

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenere la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo [71] non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione (1).

 

(1) Cfr. art. 115 Reg. Camera e art. 161 Reg. Senato.

 

95. — Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri (1).

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri [89].

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri [971] (2).

 

(1) Cfr. art. 5, L. 23-8-1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio).

(2) Cfr. D.P.C.M. 10-11-1993 (Regolamento interno del Consiglio dei ministri); D.Lgs. 30-7-1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del Governo); D.Lgs. 30-7-1999, n. 303 (Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri); D.P.C.M. 23-7-2002 (G.U. 4-9-2002, n. 207) (Ordinamento delle strutture generali della Presidenza dei Consiglio dei Ministri).

 

96. (1) — Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale (2).

 

(1) Art. così modificato ex L.cost. 16-1-1989, n. 1.

(2) Cfr. L. 5-6-1989, n. 219 (Nuove norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall’art. 90 della Costituzione); art. 1, L. 23-7-2008, n. 124 (Disposizioni in materia di sospesione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato).

 

Sezione II

La Pubblica Amministrazione

 

97. — I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [953], in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione (1).

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari [28].

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge [511, 1061] (2).

 

(1) Cfr. L. 22-7-1975, n. 382 (Ordinamento regionale e organizzazione della P.A.); L. 7-8-1990, n. 241 (Norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi); L. 15-3-1997, n. 59; L. 15-5-1997, n. 127; L. 16-6-1998, n. 191; L. 8-3-1999, n. 50 (cd. Leggi Bassanini) che hanno realizzato una sostanziale riforma dell’organizzazione e del funzionamento della P.A.

(2) Cfr. D.P.R. 10-1-1957, n. 3 (T.U. delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato) e D.Lgs. 30-3-2001, n. 165 (T.U. in materia di pubblico impiego).

 

98. — I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anziani­tà (1).

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici [49] per i magistrati [101 e ss.], i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia (2), i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

 

(1) Cfr. art. 68, D.Lgs. 30-3-2001, n. 165 (T.U. in materia di pubblico impiego).

(2) Cfr. anche art. 114, L. 1-4-1981, n. 121 che riconosce agli agenti della Polizia di Stato, oggi smilitarizzata, il diritto di iscriversi ai partiti politici.

 

Sezione III

Gli organi ausiliari

 

99. — Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e quali­tativa.

È organo di consulenza delle Camere [55] e del Governo [92] per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa [71] e può contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge (1).

 

(1) Cfr. L. 30-12-1986, n. 936 (Norme sul Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), nonché artt. 146 ss., Reg. Camera e 49, Reg. Senato.

 

100. — Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione (1) [1031].

La Corte dei conti [1032] esercita il controllo preven­tivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato [81]. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito [811] (2).

La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo [1082].

 

(1) Cfr. R.D. 26-6-1924, n. 1054, modif. con D.L. 23-10-1924, n. 1672, conv. in L. 8-2-1925, n. 88 (T.U. delle leggi sul Consiglio di Stato); R.D. 21-4-1942, n. 444 (Regolamento per l’esecuzione della legge sul Consiglio di Stato); L. 21-12-1950, n. 1018 (Modificazioni al testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato); L. 27-4-1982, n. 186 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria e ausiliario del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali); L. 15-5-1997, n. 127 in materia di funzione consultiva del Consiglio di Stato.

(2) Cfr. R.D. 12-7-1934, n. 1214 (T.U. delle leggi sull’ordinamento della Corte dei conti) modif. da L. 21-3-1953, n. 161; R.D. 13-8-1933, n. 1038 (Regolamento procedura nei giudizi della C.d.C.); in materia di giurisdizione e controllo della C.d.C. cfr. D.L. 15-11-1993, n. 453, conv. in L. 14-1-1994, n. 19 e L. 14-1-1994, n. 20 (Riforma della Corte dei conti).

 

Titolo IV

La Magistratura

 

Sezione I

Ordinamento giurisdizionale

 

101. — La giustizia è amministrata in nome del popolo [12].

I giudici sono soggetti soltanto alla legge [108].

 

102. — La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario [106; c.p.c. 1; c.p.p. 1] (1).

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali [251] (2). Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura [VI].

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia (3).

 

(1) Cfr. R.D. 30-1-1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario); D.P.R. 22-9-1988, n. 449 (Norme per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario al nuovo processo penale e a quello a carico degli imputati minorenni); L. 25-7-2005, n. 150 (Delega al Governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario).

(2) Cfr. VI disp. trans. fin.

(3) In materia di funzionamento delle Corti d’assise e di riordinamento dei giudizi di assise cfr. rispettivamente L. 10-4-1951, n. 287 e D.L. 14-2-1978, n. 31, conv. in L. 24-3-1978, n. 74.

 

103. — Il Consiglio di Stato [1001] e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi [24, 1118, 113, 1252] (1).

La Corte dei conti [1002] ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge [1118, 1133] (2).

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate [1117, VI2] (3).

 

(1) Cfr. R.D. 26-6-1924, n. 1054, modif. con D.L. 23-10-1924, n. 1672, conv. in L. 8-2-1925, n. 88 (T.U. delle leggi sul Consiglio di Stato); R.D. 21-4-1942, n. 444 (Regolamento per l’esecuzione della legge sul Consiglio di Stato); L. 21-12-1950, n. 1018 (Modificazioni al testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato); L. 27-4-1982, n. 186 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria e ausiliario del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali); L. 15-5-1997, n. 127 in materia di funzione consultiva del Consiglio di Stato.

Cfr. L. 6-12-1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali); D.Lgs. 31-3-1998, n. 80 in materia di giurisdizione amministrativa esclusiva; L. 21-7-2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa).

(2) Cfr. R.D. 12-7-1934, n. 1214 (T.U. delle leggi sull’ordinamento della Corte dei conti) modif. da L. 21-3-1953, n. 161; R.D. 13-8-1933, n. 1038 (Regolamento procedura nei giudizi della C.d.C.); in materia di giurisdizione e controllo della C.d.C. cfr. D.L. 15-11-1993, n. 453, conv. in L. 14-1-1994, n. 19 e L. 14-1-1994, n. 20 (Riforma della Corte dei conti).

(3) Con L. 30-12-1988, n. 561 è stato istituito il Consiglio della magistratura militare con funzioni analoghe al C.S.M.

 

104. (1) — La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere [1012]­ (2).

Il Consiglio superiore della magistratura [105, 1063, 1071] è presieduto dal Presidente della Repubblica [8710].

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune [552] tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio (3).

Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento [55] o di un Consiglio regionale [121].

 

(1) Cfr. L. 24-3-1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura) come da ultimo modificata dalla L. 28-3-2002, n. 44.

(2) Cfr. R.D.Lgs. 31-5-1946, n. 511 (Guarentigie della magistratura).

(3) Cfr. art. 23, L. 195/1958 cit.

 

105. — Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati [106, 107, 108] (1).

 

(1) Cfr. L. 24-3-1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura); D.P.R. 16-9-1958, n. 916 (Disposizioni di attuazione e di coordinamento della L. 24-3-1958, n. 195); L. 3-1-1981, n. 1 (Modificazioni alla L. 24-3-1958, n. 195 e al D.P.R. 16-9-1958, n. 916 sulla costituzione e funzionamento del C.S.M.) e L. 28-3-2002, n. 44 (Modifiche al procedimento sulla costituzione e funzionamento del C.S.M.).

Cfr. R.D.Lgs. 31-5-1946, n. 511 (Guarentigie della magistratura); D.Lgs. 23-2-2006, n. 109 (Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati).

 

106. — Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso [54, 973, 105].

La legge sull’ordinamento giudiziario [108] può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli (1).

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura [104] possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori (2).

 

(1) Cfr. R.D. 30-1-1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario); L. 21-11-1991, n. 374 (Istituzione del giudice di pace).

(2) Cfr. L. 5-8-1998, n. 303 (Nomina di professori universitari e di avvocati all’ufficio di Consigliere di Cassazione, in attuazione dell’articolo 106, terzo comma, della Costituzione).

 

107. (1) — I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura [104], adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare [110] (2).

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero [c.p.c. 69-74; c.p.p. 50 ss.] gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario [108, 112].

 

(1) Cfr. R.D.Lgs. 31-5-1946, n. 511 (Guarentigie della magistratura) e L. 24-3-1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del C.S.M.).

(2) Cfr. R.D. 30-1-1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario); L. 21-11-1991, n. 374 (Istituzione del giudice di pace).

 

108. — Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge [VII1] (1).

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali [1003], del pubblico ministero [1074] presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia [101].

 

(1) Cfr. R.D. 30-1-1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario); D.P.R. 22-9-1988, n. 447 (Nuovo codice di procedura penale).

 

109. — L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria [c.p.p. 55 ss.] (1).

 

(1) Cfr. art. 83 R.D. 30-1-1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario); art. 17, L. 1-4-1981, n. 121 (Nuovo ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza).

 

110. — Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia [1072] l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia (1).

 

(1) Cfr. art. 16 D.Lgs. 30-7-1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del Governo).

 

Sezione II

Norme sulla giurisdizione

 

111. — La giurisdizione [102] si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge (1).

Ogni processo si svolge nel contraddittorio [c.p.c. 101; c.p.p. 498] tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata (1) (2).

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico, disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore [c.p.p. 60, 61, 347 ss.]; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo [c.p.p. 143] (1).

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova [c.p.p. 187, 190, 498]. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore (1).

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita (1).

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati [132, 142, 152, 213; c.p.p. 125, 544, 548, 617; c.p.c. 131-135].

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale [13], pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge [1373; c.p.c. 360 ss.; c.p.p. 606 ss.]. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra [1033, VI].

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti [100] il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione [c.p.c. 360; c.p.p. 606].

 

(1) Comma inserito ex art. 1, L.cost. 23-11-1999, n. 2 (Inserimento dei principi del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione).

In attuazione di quanto disposto dall’art. 2 della legge cit., l’applicazione dei principi del giusto processo ai procedimenti penali in corso alla data di entrata in vigore della legge cost. cit., si trova disciplinata dall’art. 1, D.L. 7-1-2000, n. 2, conv. in L. 25-2-2000, n. 35 che così dispone: «1. Fino alla data di entrata in vigore della legge che disciplina l’attuazione dell’articolo 111 della Costituzione, così come modificato dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, ed in applicazione dell’articolo 2 della stessa legge costituzionale, i principi di cui all’articolo 111 della Costituzione si applicano ai procedimenti in corso salve le regole contenute nei commi successivi.

2. Le dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’esame dell’imputato o del suo difensore, sono valutate, se già acquisite al fascicolo per il dibattimento, solo se la loro attendibilità è confermata da altri elementi di prova, assunti o formati con diverse modalità.

3. Le dichiarazioni possono essere comunque valutate quando, sulla base di elementi concreti, verificati in contraddittorio, risulta che la persona è stata sottoposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità affinché si sottragga all’esame.

4. Alle dichiarazioni acquisite al fascicolo per il dibattimento, e già valutate ai fini delle decisioni, si applicano nel giudizio dinanzi alla Corte di cassazione le disposizioni vigenti in materia di valutazione della prova al momento delle decisioni stesse.

5. Nell’udienza preliminare dei processi penali in corso nei confronti di imputato minorenne, il giudice, se ritiene di poter decidere allo stato degli atti, informa l’imputato della possibilità di consentire che il procedimento a suo carico sia definito in quella fase.

6. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche ai procedimenti che proseguono con le norme del codice di procedura penale anteriormente vigente».

Cfr. anche art. 26, L. 1-3-2001, n. 63 (Giusto processo).

(2) Cfr. L. 24-3-2001, n. 89 (Ragionevole durata del processo).

 

112. — Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale [1074; c.p.p. 50] (1).

 

(1) Cfr. artt. 73 ss. R.D. 30-1-1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario); D.Lgs. 20-2-2006, n. 106 (Riorganizzazione dell’ufficio del pubblico ministero).

 

113. — Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale [24] dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdi­zione ordinaria [102] o amministrativa [100, 1031,2, 1252] (1).

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti [1373].

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

 

(1) Cfr. L. 20-3-1865, n. 2248, all. E (Abolizione del contenzioso amministrativo); R.D. 26-6-1924, n. 1054 (T.U. Leggi sul Consiglio di Stato); D.P.R. 24-11-1971, n. 1199 (Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi); L. 6-12-1971, n. 1034 (Istituzione dei Tribunali amministrativi regionali); D.P.R. 21-4-1973, n. 214 (Regolamento di esecuzione della L. 6 dicembre 1971, n. 1034); L. 7-8-1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi); L. 21-7-2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa); art. 63, D.Lgs. 30-3-2001, n. 165 (T.U. in materia di pubblico impiego).

 

Titolo V

Le Regioni, le Province, i Comuni

 

114. (1) — La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane (2), dalle Regioni e dallo Stato [132, 133].

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

 

(1) Art. così sostituito ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 1) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: «La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni».

(2) La L. 8-6-1990, n. 142 e successive modificazioni, nel riformare le autonomie locali, aveva definito «aree metropolitane» le zone comprendenti i Comuni di: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli. In tali aree le funzioni amministrative sono attribuite alle Provincie (definite «città metropolitane»), mentre i Comuni esercitano le loro funzioni, ma in modo residuale. Tale provvedimento è stato abrogato dall’art. 247, co. 1, D.Lgs. 18-8-2000, n. 267 che ha fatto proprie, all’art. 22, le disposizioni ivi previste.

 

[115. — Le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i principi fissati nella Costituzione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Cfr. ora art. 114, co. 2, Cost.

 

116. (1) — Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale (2).

La Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

 

(1) Art. così sostituito ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 2) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: «116. — Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali».

(2) Cfr.:

— per la Regione Sicilia: R.D.Lgs. 15-5-1946, n. 455; e L.cost. 26-2-1948, n. 2;

— per la Regione Sardegna: L.cost. 26-2-1948, n. 3;

— per la Regione Trentino Alto Adige: L.cost. 26-2-1948, n. 5; D.P.R. 31-8-1972, n. 670;

— per la Regione Friuli-Venezia Giulia: L.cost. 31-1-1963, n. 1;

— per la Regione Valle d’Aosta: L.cost. 26-2-1948, n. 4.

Cfr. la norma transitoria di cui all’art. 10, L.cost. 3/2001 cit. il cui dettato è inteso ad evitare che le cinque Regioni a statuto speciale possano godere di una autonomia minore di quella ora concessa alle altre Regioni.

Cfr. anche art. 11, L. 5-6-2003, n. 131 (Adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.cost. 3/2001).

 

117. (1) — La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali [10, 11] (2).

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea [10, 80]; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea [103];

b) immigrazione [102, 1183];

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose [7, 8];

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi [11];

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie [81];

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo [724];

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali [953, 97];

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale [1183];

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa [101 ss., 1163];

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale [1202];

n) norme generali sull’istruzione [33, 34, 1163];

o) previdenza sociale [38];

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane (3);

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informa­tico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;

s) tutela dell’ambiente [9, 32], dell’eco­sistema e dei beni culturali [1163].

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato [1163] (2).

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza (4).

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite (5).

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive [3, 37, 51].

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato (6).

 

(1) Art. così sostituito ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 3) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione): il testo previgente così recitava «117. — La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni:

— ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione;

— circoscrizioni comunali;

— polizia locale urbana e rurale;

— fiere e mercati;

— beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliera;

— istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica;

— musei e biblioteche di enti locali;

— urbanistica;

— turismo ed industria alberghiera;

— tranvie e linee automobilistiche d’interesse regionale;

— viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale;

— navigazione e porti lacuali;

— acque minerali e termali;

— cave e torbiere;

— caccia;

— pesca nelle acque interne;

— agricoltura e foreste;

— artigianato;

— altre materie indicate da leggi costituzionali.

Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione».

Cfr. art. 11, co. 2, L.cost. 3/2001 cit.

(2) Cfr. L. 4-2-2005, n. 11 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari); art. 1, L. 5-6-2003, n. 131 (Adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.cost. 3/2001).

(3) Cfr. art. 2, L. 131/2003 cit.

(4) Cfr. artt. 5 e 6, L. 131/2003 cit.

(5) Cfr. art. 4, L. 131/2003 cit.

(6) Cfr. art. 6, L. 131/2003 cit.

 

118. (1) — Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà (2).

 

(1) Art. così sostituito ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 4) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: «118. — Spettano alla Regione le funzioni amministrative per le materie elencate nel precedente articolo, salvo quelle di interesse esclusivamente locale, che possono essere attribuite dalle leggi della Repubblica alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali.

Lo Stato può con legge delegare alla Regione l’esercizio di altre funzioni amministrative.

La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali, o valendosi dei loro uffici».

(2) Cfr. D.Lgs. 31-3-1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali); D.Lgs. 18-8-2000, n. 267 (T.U. Enti locali); art. 7, L. 5-6-2003, n. 131 (Adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.cost. 3/2001).

 

119. (1) — I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione [23, 53] e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio (2) (3).

La legge dello Stato istituisce un fondo pere­quativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale [2], per rimuovere gli squilibri economici e sociali [32, 413], per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni [1163].

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio [c.c. 824, 826] (4), attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

 

(1) Art. così sostituito ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 5) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: «119. — Le Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Province e dei Comuni.

Alle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni normali.

Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali.

La Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalità stabilite con legge della Repubblica».

Cfr. art. 11, co. 2, L.cost. 3/2001 cit.

(2) Cfr. L. 16-5-1970, n. 281 (Provvedimenti finanziari per l’attuazione delle Regioni a statuto ordinario); L. 14-6-1990, n. 158 (Autonomia impositiva delle Regioni); D.Lgs. 18-2-2000, n. 56 (Disposizioni in materia di federalismo fiscale).

(3) Cfr. D.Lgs. 28-3-2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e contabilità delle Regioni).

(4) Cfr. art. 11, L. 16-5-1970, n. 281 (Demanio delle Regioni ordinarie).

 

120. (1) — La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni [16], né limitare l’esercizio del diritto al lavoro [4, 35] in qualunque parte del territorio nazionale (2).

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’inco­lumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali [1172, lett. m)]. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione (3).

 

(1) Art. sostituito ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 6) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: «120. — La Regione non può istituire dazi d’importazione o esportazione o transito fra le Regioni.

Non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni.

Non può limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro».

(2) Cfr. artt. 23 e 39 Trattato CE.

(3) Cfr. art. 8, L. 5-6-2003, n. 131 (Adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.cost. 3/2001).

 

121. — Sono organi della Regione: il Consiglio regionale [126], la Giunta e il suo presidente.

Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative [e regolamentari] (1) attribuite alla Regione [117] e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione [751, 832, 1223, 1232, 132, 1382] e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere [711].

La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni.

Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica [118] (2).

 

(1) Le parole in parentesi quadra sono state soppresse ex art. 1, lett. a), L.cost. 22-11-1999, n. 1.

(2) Comma così sostituito ex art. 1, lett. b), L.cost. 1/1999 cit. Si riporta di seguito il testo previgente: «Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; promulga le leggi ed i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo centrale».

 

122. (1) — Il sistema di elezione e i casi di ineleggi­bilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica [842, 1047, 1356] (2), che stabilisce anche la durata degli organi elettivi (3) (4).

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento [65, 66], ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni [681].

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto (5). Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

 

(1) Art. così sostituito ex art. 2, L.cost. 22-11-1999, n. 1. Si riporta di seguito il testo previgente: «Il sistema d’elezione, il numero e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge della Repubblica.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una delle Camere del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale.

Il Consiglio elegge nel suo seno un presidente e un ufficio di presidenza per i propri lavori.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente ed i membri della Giunta sono eletti dal Consiglio regionale tra i suoi componenti».

(2) Cfr. L. 17-2-1968, n. 108; L. 23-4-1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale); L. 23-2-1995, n. 43 (Nuove norme per l’elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario).

(3) Cfr. art. 5, L.cost. 22-11-1999, n. 1 che così dispone:«5. Disposizioni transitorie. — 1. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali e delle nuove leggi elettorali ai sensi del primo comma dell’articolo 122 della Costituzione, come sostituito dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, l’elezione del Presidente della Giunta regionale è contestuale al rinnovo dei rispettivi Consigli regionali e si effettua con le modalità previste dalle disposizioni di legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei Consigli regionali. Sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali. È proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Il Presidente della Giunta regionale fa parte del Consiglio regionale. È eletto alla carica del consigliere il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto Presidente. L’Ufficio centrale regionale riserva, a tal fine, l’ultimo dei seggi eventualmente spettanti alle liste circoscrizionali collegate con il capolista della lista regionale proclamato alla carica di consigliere, nell’ipotesi prevista al numero 3) del tredicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43; o, altrimenti, il seggio attribuito con il resto o con la cifra elettorale minore, tra quelli delle stesse liste, in sede di collegio unico regionale per la ripartizione dei seggi circoscrizionali residui. Qualora tutti i seggi spettanti alle liste collegate siano stati assegnati con quoziente intero in sede circoscrizionale, l’Ufficio centrale regionale procede all’attribuzione di un seggio aggiuntivo, del quale si deve tenere conto per la determinazione della conseguente quota percentuale di seggi spettanti alle liste di maggioranza in seno al Consiglio regionale.

2. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali si osservano le seguenti disposizioni:

a) entro dieci giorni dalla proclamazione, il Presidente della Giunta regionale nomina i componenti della Giunta, fra i quali un Vicepresidente, e può successivamente revocarli;

b) nel caso in cui il Consiglio regionale approvi a maggioranza assoluta una mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta regionale, presentata da almeno un quinto dei suoi componenti e messa in discussione non prima di tre giorni dalla presentazione, entro tre mesi si procede all’indizione di nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta. Si procede parimenti a nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta in caso di dimissioni volontarie, impedimento permanente o morte del Presidente».

(4) Cfr. L. 2-7-2004, n. 165 (Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione).

(5) Cfr. anche L.cost. 31-1-2001, n. 2 (Elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano).

 

123. (1) — Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento [121]. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali [117, 118].

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale [121] con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale [134] entro trenta giorni dalla loro pubblicazione [1271] (2).

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

 

(1) Art­. prima sostituito ex L.cost. 22-11-1999, n. 1 (art. 3) e successivamente modificato ex art. 7, L. cost. 18-10-2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione) che ha inserito l’ultimo comma. Si riporta di seguito il testo precedente alle modifiche apportate dalla L. cost. 1/1999 cit.: «123. — Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all’organizzazione interna della Regione. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ed è approvato con legge della Repubblica».

(2) Cfr. art. 31, L. 11-3-1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale) nel testo modificato dalla L. 131/2003.

 

[124. — Un commissario del Governo, residente nel capoluogo della Regione, sopraintende alle funzioni amministrative esercitate dallo Stato e le coordina con quelle esercitate dalla Regione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

V. ora art. 10, L. 5-6-2003, n. 131 (cd. legge La Loggia) che ha istituito la figura del Rappresentante dello Stato per i rapporti con il sistema delle autonomie.

 

125. — [Il controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione è esercitato, in forma decentrata, da un organo dello Stato, nei modi e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica. La legge può in determinati casi ammettere il controllo di merito, al solo effetto di promuovere, con richiesta motivata, il riesame della deliberazione da parte del Consiglio regionale] [1271] (1).

Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione (2).

 

(1) Comma abrogato ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

(2) Cfr. L. 6-12-1971, n. 1034 (Istituzione dei T.A.R.) ed il relativo Reg. di attuazione D.P.R. 21-4-1973, n. 214.

 

126. (1) — Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale [1212] e la rimozione del Presidente della Giunta [1214] che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica (2).

Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione [94].

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta [1213] e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

 

(1) Art. così sostituito ex art. 4, L.cost. 22-11-1999, n. 1. Si riporta di seguito il testo previgente: «Il Consiglio regionale può essere sciolto, quando compia atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, o non corrisponda all’invito del Governo di sostituire la Giunta o il Presidente, che abbiano compiuto analoghi atti o violazioni.

Può essere sciolto quando, per dimissioni o per impossibilità di formare una maggioranza, non sia in grado di funzionare.

Può essere altresì sciolto per ragioni di sicurezza nazionale.

Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente della Repubblica, sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Col decreto di scioglimento è nominata una Commissione di tre cittadini eleggibili al Consiglio regionale, che indice le elezioni entro tre mesi e provvede all’ordinaria amministrazione di competenza della Giunta e agli atti improrogabili, da sottoporre alla ratifica del nuovo Consiglio».

(2) Cfr. per la Commissione parlamentare art. 52, L. 10-2-1953, n. 62; art. 11, L.cost. 18-10-2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

 

127. (1) — Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione [1232].

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge [134-137] (2).

 

(1) Art. sostituito ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 8) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: «127. — Ogni legge approvata dal Consiglio regionale è comunicata al Commissario che, salvo il caso di opposizione da parte del Governo, deve vistarla nel termine di trenta giorni dalla comunicazione.

La legge è promulgata nei dieci giorni dalla apposizione del visto ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione. Se una legge è dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il Governo della Repubblica lo consente, la promulgazione e l’entrata in vigore non sono subordinate ai termini indicati.

Il Governo della Repubblica, quando ritenga che una legge approvata dal Consiglio regionale ecceda la competenza della Regione o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, la rinvia al Consiglio regionale nel termine fissato per l’apposizione del visto.

Ove il Consiglio regionale la approvi di nuovo a maggioranza assoluta dei suoi componenti, il Governo della Repubblica può, nei quindici giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale, o quella di merito per contrasto di interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi sia la competenza».

(2) Cfr. artt. 32-35, L. 11-3-1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale) nel testo modificato dalla L. 131/2003.

 

[128. — Le Province e i Comuni sono enti autonomi nell’ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni] (1).

 

(1) Art. abrogato ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Cfr. ora art. 114, co. 2, Cost.

 

[129. — Le Province e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale.

Le circoscrizioni provinciali possono essere suddivise in circondari con funzioni esclusivamente amministrative per un ulteriore decen­tra­mento] (1).

 

(1) Art. abrogato ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

 

[130. — Un organo della Regione, costituito nei modi stabiliti da legge della Repubblica, esercita, anche in forma decentrata, il controllo di legittimità sugli atti delle Province, dei Comuni e degli altri enti locali.

In casi determinati dalla legge può essere esercitato il controllo di merito, nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la loro deliberazione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

 

131. — Sono costituite le seguenti Regioni:

Piemonte; Valle d’Aosta [573, 832, 116]; Lombardia; Trentino-Alto Adige [116]; Veneto; Friuli-Venezia Giulia [116, X]; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo (1); Molise (1); Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia [116]; Sardegna [116].

 

(1) La L.cost. 27-12-1963, n. 3 ha sostituito due distinte Regioni alla Regione Abruzzi-Molise.

 

132. — Si può con legge costituzionale [138], sentiti i Consigli regionali [121], disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse [123, XI].

Si può, con approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra (1) (2).

 

(1) Le parole da «approvazione» a «mediante» sono state aggiunte ex art. 9, L.cost. 18-10-2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

(2) Cfr. artt. 41-47, L. 25-5-1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione).

 

133. — Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e l’istituzione di nuove Province nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con leggi (1) della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

 

(1) Cfr. art. 21 e Capo III, D.Lgs. 18-8-2000, n. 267 (T.U enti locali).

 

Titolo VI

Garanzie costituzionali

 

Sezione I

La Corte costituzionale

 

134. — La Corte costituzionale giudica [VII2]:

sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi [70 ss.] e degli atti, aventi forza di legge [76, 77], dello Stato e delle Regioni [117] (1);

sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni [127], e tra le Regioni;

sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica [ed i Ministri] (2) [96] a norma della Costituzione [90] (3).

 

(1) Cfr. L.cost. 9-2-1948, n. 1 (Norme sui giudizi di legittimità costituzionale); L.cost. 11-3-1953, n. 1 (Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale).

(2) Inciso soppresso ex art. 2, L.cost. 16-1-1989, n. 1.

(3) Cfr. art. 2, L.cost. 11-3-1953, n. 1 (Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale) che attribuisce a quest’organo il compito «di giudicare se le richieste di referendum abrogativo presentate a norma dell’articolo 75 della Costituzione siano ammissibili».

 

135. — La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica [87], per un terzo dal Parlamento in seduta comune [552] e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrativa.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrativa, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge fra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleg­gibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento [66], di un Consiglio regionale [122], con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge [842].

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica [134] [e contro i Ministri] (1) [96] intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore [582], che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari (1) [96].

 

(1) Art. così modificato ex L.cost. 22-11-1967, n. 2 e dalla L.cost. 16-1-1989, n. 1 che ha soppresso l’inciso [e contro i Ministri]. Cfr. anche: L.cost. 11-3-1953, n. 1 (Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale); Regolamento generale della Corte, approvato il 20-1-1966; L. 11-3-1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e funzionamento della Corte costituzionale).

 

136. — Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge [134], la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere (1) ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

 

(1) Cfr. art. 108 Reg. Camera e art. 139 Reg. Senato.

 

137. — Una legge costituzionale [138] stabilisce le condizioni, le forme, i termini di propo­nibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte [1012] (1).

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte (2).

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

 

(1) Cfr. L.cost. 9-2-1948, n. 1 (Norme sui giudizi di legittimità costituzionale e sulle garanzie di indipendenza della Corte costituzionale) e L.cost. 11-3-1953, n. 1 (Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale).

(2) Cfr. L. 11-3-1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e il funzionamento della Corte costituzionale).

 

Sezione II

Revisione della Costituzione.

Leggi costituzionali

 

138. — Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali [96, 116, 132, 137] sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [724].

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [876] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [731, 875], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi (1).

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti (2).

 

(1) Cfr. artt. 1-26, L. 25-5-1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo). Cfr. anche artt. 97 ss. Reg. Camera e artt. 121 ss. Reg. Senato.

(2) Cfr. L.cost. 6-8-1993, n. 1 (Funzioni della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali e disciplina del procedimento di revisione costituzionale) e L.cost. 24-1-1997, n. 1 (Istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali).

 

139. — La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale [138].

 

DISPOSIZIONI

TRANSITORIE E FINALI

 

I. — Con l’entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.

 

II. — Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti delle due Camere.

 

III. — Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell’Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:

sono stati Presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative;

hanno fatto parte del disciolto Senato;

hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all’Assemblea Costituente;

sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926;

hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato.

Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale.

Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L’accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.

 

IV. — Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.

 

V. — La disposizione dell’articolo 80 della Costituzione, per quanto concerne i trattati internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.

 

VI. — Entro cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari.

Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all’articolo 111.

 

VII. — Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento vigente.

Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indicate nell’articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all’entrata in vigore della Costituzione (1).

 

(1) Il terzo comma è stato abrogato ex art. 7, L.cost. 22-11-1967, n. 2.

 

VIII. — Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione.

Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali, restano alle Province ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l’esercizio.

Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.

 

IX. — La Repubblica, entro tre anni dall’entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.

 

X. — Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all’articolo 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l’articolo 6 (1).

 

(1) Cfr. L.cost. 31-1-1963, n. 1 contenente lo statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia.

 

XI. — Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell’elenco di cui all’articolo 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell’articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l’obbligo di sentire le popolazioni interessate.

 

XII. — È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista (1).

In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

 

(1) Cfr. L. 20-6-1952, n. 645 (Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale, comma primo, della Costituzione).

 

XIII. — I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive (1).

Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale (1).

I beni esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.

 

(1) Dispone l’art. 1, L. cost. 23-10-2002, n. 1 (G.U. 26-10-2002, n. 252): «I commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale».

 

XIV. — I titoli nobiliari non sono riconosciuti.

I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome.

L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospeda­liero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.

La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

 

XV. — Con l’entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogote­nenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull’ordinamento provvisorio dello Stato.

 

XVI. — Entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate.

 

XVII. — L’Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per l’elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.

Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, la Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.

In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emendamenti.

I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta scritta.

L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.

 

XVIII. — La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.

Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.

La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.






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